mercoledì 21 ottobre 2009

ANPI Nazionale: Situazione politica e funzione democratica dell'ANPI


L’attuale situazione politica e la funzione dell’ANPI per la difesa e l’attuazione del nostro sistema democratico


Cari amici, compagne/i,

il 4 giugno dello scorso anno 2008, poco dopo la caduta del governo Prodi, il successo ottenuto dalla coalizione di centro-destra nelle elezioni del 13-14 aprile e la conseguente formazione del nuovo governo Berlusconi, la nostra Associazione ha sentito il dovere di prendere una posizione decisa e ferma per la difesa e l’attuazione della democrazia nel nostro Paese, così come delineata nella Costituzione.
Nel documento approvato all’unanimità dal nostro Comitato Nazionale, la suddetta presa di posizione veniva collegata alla combattiva tradizione dell’ANPI che, contro ogni tentativo di deviazione dalla nostra via maestra, non ha mai cessato negli anni del dopoguerra, dalla sua costituzione avvenuta nel giugno del 1944 ai giorni nostri, di ispirarsi agli ideali e ai valori della lotta di Liberazione nazionale e di dispiegare un impegno concreto e costruttivo al fine di salvaguardare, e il più possibile inverare, il positivo significato di quella fondamentale, seppur drammatica, fase della nostra storia. Da tempo – possiamo affermare dal 1° governo di questa destra berlusconiana – abbiamo avvertito come necessario, e oggi avvertiamo come sempre più urgente, il richiamo all’essenza, ai valori, alle prospettive di un autentico sistema democratico e quindi intendiamo dare il nostro contributo morale e civile per affrontare i rischi di involuzione che incombono sul nostro presente, per risvegliare le coscienze di buona parte degli Italiani, per costruire un futuro degno di una collettività nazionale che, come la nostra, ha saputo conquistare la libertà contro il fascismo e darsi la Repubblica e la Costituzione, una delle Costituzioni più moderne e lungimiranti dell’intera Europa.
Nel già richiamato documento del 4 giugno 2008 – che invito tutti voi ad aver presente insieme a quello successivamente approvato il 16 novembre dal Consiglio Nazionale di Cervia – si prendeva atto, con cautela e scetticismo, di alcune aperture al dialogo espresse dal Governo nei confronti dell’opposizione, ad esempio in materia di riforme, contemporaneamente sottolineando che i precedenti erano tutt’altro che incoraggianti, come era chiaramente dimostrato dal tentativo di manipolazione della Costituzione operato da un colpo di mano della maggioranza parlamentare nel 2006 e sconfitto, anche per la corale e massiccia partecipazione della nostra Associazione, mediante il referendum del giugno di quell’anno. Un referendum che ha visto una larga maggioranza dei cittadini, pari a oltre il 60% degli aventi diritto, schierarsi in difesa della Costituzione vigente; un referendum, inoltre, che avrebbe dovuto continuare ad essere un punto di riferimento della nostra Comunità Nazionale, troppo presto archiviato o comunque quasi ignorato da tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
A più di un anno dall’analisi da noi svolta sulla situazione politica italiana, dobbiamo con sconforto registrare la genuinità del nostro scetticismo. Non solo non si è verificato alcun dialogo costruttivo tra il Governo e l’opposizione parlamentare, ma la realtà del nostro Paese ha visto crescere una crisi politica inedita nella storia repubblicana. È sempre più chiaro ed evidente infatti che questo Governo – e in particolare il Presidente del Consiglio e i suoi sodali – intende fondare un potere assoluto ben lontano dallo stesso concetto di democrazia. Gli attacchi al Presidente della Repubblica, le offese e lo svilimento rivolti alla sinistra (che agli occhi del Premier prende forma in ogni soggetto che si ponga davanti alla sua strada verso l’assolutismo: non solo parlamentari quindi, ma anche magistrati e giornalisti), il populismo perseguito tramite l’accentramento dei poteri mediatici, lo scontro e addirittura le accuse di complotto, in danno del governo e in particolare del suo leader, nei confronti dell’ordine giudiziario (Istituzione alla quale devono essere garantite assolute autonomia e indipendenza, quale fondamento di uno stato di diritto), e il proposito esplicito
di smantellamento della Costituzione sono i segnali più eclatanti di questa corsa verso un potere totalmente strumentale alle esigenze del Premier e sempre più distante dalla sovranità popolare.
È proprio il concetto di sovranità popolare, in quanto soggetto costituente della nostra Carta Fondamentale, l’ostacolo che non può e non deve essere superato dall’attuale Presidente del Consiglio, il quale ritiene erroneamente che una maggioranza di governo abbia il diritto-potere di mettere mano ai principi e alle regole di comportamento politico che definiscono la nostra democrazia. Eppure, se oggi siamo a riflettere su questi principi e su queste regole, e a descrivere uno scenario di inedito imbarbarimento politico, abbiamo il dovere di denunciare la lontananza dal mondo che abbiamo pensato ispirandoci ai valori della lotta di Liberazione nazionale. Ma il nostro compito non si esaurisce certamente qui, poiché oggi come nei momenti più sofferti della Resistenza vi è bisogno di ritrovare l’unità tra tutte le forze politiche e sociali che si ispirano ai valori della giustizia, della libertà e della democrazia.
Come più volte ribadito, l’ANPI non è un partito politico, ma intende svolgere una funzione quanto mai importante per la realtà sociale e civile del nostro Paese. Il ruolo della nostra Associazione deve essere quello di mobilitare forze ed orientamenti politici che abbiano come bussola la democrazia, così come è configurata dalla Costituzione, verso una direzione unitaria. Ciò significa aiutare tutte le forze di opposizione parlamentare, e con esse le parti sociali e i movimenti politico-culturali più consapevoli, affinché valorizzino il progetto di una società che faccia riferimento al sistema democratico, le cui regole fondamentali sono il dialogo, l’alternanza, perfino il conflitto – purché si verifichi nel rispetto delle regole.
Queste nostre posizioni ci spingono ad intervenire direttamente, mediante iniziative pubbliche, quando le scelte del Governo violano la Costituzione e mettono in pericolo i fondamenti della Repubblica, ma altresì a svolgere un ruolo di coscienza critica nei confronti dell’opposizione, promuovendo i valori irrinunciabili dell’Eguaglianza – intesa a partire dall’impegno nel rimuovere gli ostacoli economici e sociali per la piena partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale –, i diritti individuali delle persone, il Lavoro come fondamento della democrazia, il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e la disponibilità a cedere quote di sovranità per rafforzare la pace e la giustizia tra le nazioni.
Un tempo, quando l’esperienza della Resistenza era viva ed operante nei suoi protagonisti, era molto meno necessario di oggi svolgere un’azione informativa nei confronti delle giovani generazioni, ma ora è diventato nostro dovere e compito morale informare i giovani, non solo per rievocare la nostra storia ma per mobilitarli intorno ai valori della lotta di Liberazione e ad una grande missione di civiltà politica. La scuola, da questo punto di vista, è condizione necessaria ma non sufficiente al fine di conseguire la consapevolezza indispensabile per l’immagine di una società futura che sia una società democratica. Occorre dunque organizzare nelle sedi più propriamente politiche, all’interno delle quali si tratti non soltanto di acquisire conoscenza ma anche di assumere un impegno attivo e concreto, una informazione civile consapevole, orientata a promuovere, attuare e difendere i valori della Costituzione. A questo proposito la costituzione dei Comitati d’onore, collegando con la nostra Associazione personalità di alto profilo etico e culturale, nonché di forte fede nell’inveramento dei principi della democrazia, rappresenta un’azione di stimolo efficace al fine di creare, offrendo un supporto organizzativo, una tribuna di diffusione dei principi che hanno sempre animato la nostra lotta e le nostre posizioni.
L’ANPI saluta come un momento importante per la vita democratica del Paese la vastissima partecipazione della nostra comunità alle “primarie” del Partito Democratico, premessa di una auspicabile ripresa dell’impegno fortemente unitario in quel partito e fra tutte le componenti democratiche della società nazionale.
Anche per questo pensiamo che esistano le condizioni nel nostro Paese per una mobilitazione delle coscienze in grado di dare voce a tutti coloro che assistono con preoccupazione alla negativa deriva in atto e tuttavia non sanno come reagire. Ecco perché la “nuova stagione dell’ANPI” deve essere caratterizzata non tanto da iniziative volte esclusivamente alla celebrazione del passato, quanto piuttosto ad attività che sappiano collegare la nostra gloriosa storia ai problemi politici e culturali del presente.
In quest’ottica assume un significato importante il riferimento non soltanto alle vicende relative ala Resistenza ma anche a quelle antecedenti che compongono un più completo panorama della storia d’Italia e che hanno riguardato la costruzione della nostra Unità nazionale. Si tratta di un quadro che consente in modo più compiuto di riferirci alla nostra storia patria e di ritrovare in essa le vicende, le motivazioni morali, civili e politiche idonee a rendere la maggior parte della nostra comunità nazionale non solo orgogliosa del proprio passato – così come i francesi avranno per sempre il diritto di essere orgogliosi della loro Rivoluzione, che fu portavoce di Libertà e di Giustizia per il mondo intero – ma anche decisa ad operare per rendere il presente la degna continuazione.
Ci sono forze governative che tendono a trascurare le iniziative per celebrare il 150° anniversario dell’unità nazionale; ed altre, come la Lega, che non esitano a schierarsi apertamente contro il Risorgimento ed i suoi protagonisti, a disprezzare il Tricolore, simbolo dell’unità della Patria. Grande, invece, sarà la nostra partecipazione alle celebrazioni per ricordare solennemente il significato storico ed il valore attuale del 150°. Proprio da parte di noi partigiani, antifascisti, cittadini democratici che abbiamo saputo concepire e realizzare la gloriosa Guerra di Liberazione come secondo e conclusivo Risorgimento, contribuendo a portare grandi masse popolari – che furono estraniate dai moti e dagli ideali risorgimentali – ad essere questa volta protagoniste della epopea della Resistenza. Il 25 aprile potrà e dovrà, in questa prospettiva, essere celebrato in piena e brillante comunione col Risorgimento.

Il Presidente Nazionale
Raimondo Ricci

Il vice Presidente vicario Nazionale
Armando Cossutta

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