sabato 6 ottobre 2012

Documento ANPI sui referendum per il lavoro





Grugliasco, Venerdì 5 Ottobre 2012


Comunicato ANPI “68 Martiri” Grugliasco sui referendum per il lavoro

Recepiti i documenti della Segreteria Nazionale ANPI e del Comitato Provinciale ANPI di Torino, la Sezione ANPI “68 Martiri di Grugliasco”:

  • esprime la necessità di prendere posizione e battersi per la difesa, la conoscenza e la concreta attuazione degli articoli 1 e 4 della Costituzione sul tema del lavoro;

  • ritiene doveroso appoggiare, incoraggiare e sostenere la raccolta firme per i referendum a favore del ripristino delle parti abrogate dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, Legge 300/70;

  • auspica la formazione di un comitato referendario locale che agisca con un unico obiettivo rappresentato da un unico simbolo unitario, riconosciuto e rispettato nella forma e nella sostanza da tutte le componenti, nonché la necessità che il comitato sia coordinato in modo orizzontale e paritario, sull’esempio del comitato referendario 2 SI per l’Acqua Bene Comune, il cui metodo ed azione sono risultati autenticamente democratici ed efficaci, riportando la straordinaria vittoria del 12 e 13 giugno 2011;

  • ribadisce che la propria iniziativa sarà indipendente ed autonoma da qualsiasi organizzazione ma certamente avverrà in piena collaborazione con i rappresentanti locali dei promotori e con tutti i cittadini e le forze politiche, sindacali e sociali che sceglieranno di schierarsi e prendere parte attivamente a questa grande battaglia di riconquista dei diritti e della democrazia.

L’ANPI è per il lavoro, per i diritti, per la Costituzione: SI ai referendum sull’art. 18.


il Comitato di Sezione
ANPI “68 Martiri” Grugliasco





Grugliasco, Venerdì 5 Ottobre 2012

Documento dell’ANPI “68 Martiri” di Grugliasco sui referendum per il lavoro

Premessa
L’ANPI è e deve continuare ad essere un’Associazione libera dall’ingerenza esterna di qualunque organizzazione: la “Nuova Stagione” deve svilupparsi necessariamente nel solco di questa identità, secondo lo spirito statutario del 1945.
L’ANPI non può limitarsi a citare la Costituzione e la Resistenza esclusivamente nei discorsi ufficiali, alle commemorazioni, nei convegni e nei comunicati stampa, dando alla cittadinanza un’impronta astratta di sè e delle proprie attività, rivolta al passato.
Alle parole deve essere dato seguito attivo, concreto e coerente, anche a titolo di esempio rivolto alla cittadinanza e in particolar modo alle giovani generazioni, cioè al presente e al futuro della Repubblica nata dalla Resistenza.
I principi della Costituzione e i valori della Resistenza devono essere praticati e tradotti nella realtà di oggi – l’Italia e il mondo del XXI secolo – e diventare fatto compiuto, sia attraverso le attività territoriali dei militanti antifascisti, sia con la partecipazione formale e sostanziale dell’ANPI – in modo critico, indipendente e secondo le proprie forme – alle iniziative attualmente in corso per la difesa e l’estensione dei diritti conquistati in decenni di lotte, anche a fronte di grandi ed estremi sacrifici.
Forte della propria autorevolezza, l’ANPI deve impegnarsi attivamente per la realizzazione di una società democratica autenticamente compiuta, dando corpo alla Costituzione e rafforzando il presidio antifascista del territorio repubblicano, contro ogni tentativo ed ogni progetto presente e futuro – da qualsiasi parte provenga – di eversione neofascista, corruzione della Costituzione, regressione dei diritti e restrizione della sovranità popolare.

Visti, considerati e valutati:
  • l’art. 1 della Costituzione della Repubblica: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”;
  • l’art. 4 della Costituzione della Repubblica: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”;
  • l’art. 2 lettera m) dello Statuto Nazionale dell’ANPI, che sancisce che “l’ANPI ha lo scopo di: dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione”;
  • il documento politico del XV Congresso Nazionale ANPI, approvato in sede congressuale a Torino in data 27/03/12, in cui si ribadisce l’impegno a “respingere ogni tentativo di sovvertire principi e regole che sono previsti a garanzia della libertà e dei diritti dei cittadini” e in cui si afferma che “per garantire una forte stabilità sociale ed economica al Paese occorre attuare pienamente i principi costituzionali in materia di lavoro, cambiando la legislazione vigente che ha ridotto diritti e garanzie per i lavoratori”;
  • il documento della Segreteria Nazionale ANPI del 24/09/12, che afferma come “in periodi come questi vi è più che mai bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora. Gli strumenti per arrivare a risultati positivi sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum”, specificando che “gli iscritti e le organizzazioni periferiche – in piena libertà – assumeranno ogni opportuna decisione al riguardo”;
  • il documento politico del XV Congresso Provinciale ANPI approvato all’unanimità in sede congressuale in data 16/01/12, in cui si afferma che “in un momento di forte attacco al ruolo del sindacato, nel tentativo di favorire soluzioni aziendali unilaterali e di fatto non contrattabili, in nome delle superiori esigenze dell’economia d’impresa e dello sviluppo economico “necessario”, l’ANPI è in campo per la difesa più ampia della centralità e della dignità del lavoro. Tale è l’espressione dell’art. 1 della nostra Costituzione che pone il lavoro a fondamento della Repubblica e dell’impianto democratico del Paese: i diritti costituzionali, faticosamente conquistati, sono inalienabili. Esprimiamo preoccupazione per alcuni proponimenti aziendali che sembrano richiamare alla mente, sotto un velo di presunta modernità, forme di forte ridimensionamento dei diritti che hanno caratterizzato il periodo storico al quale ha posto fine la Resistenza”;
  • il documento provinciale preparatorio della Conferenza organizzativa-programmatica provinciale, approvato all’unanimità dal Comitato Provinciale ANPI di Torino in data 9/06/12, che ricorda come “l’ANPI ha espresso una posizione di forte critica al progetto di smantellamento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori”;
  • l’importanza dello strumento referendario come prova di democrazia diretta rivolto all’intera popolazione;

La Sezione ANPI “68 Martiri di Grugliasco:
  • chiama la cittadinanza a riflettere sull’attuale contesto storico, politico e sociale, nonché a sentire la necessità di prendere posizione e battersi per la difesa, la conoscenza e la concreta attuazione degli articoli 1 e 4 della Costituzione sul tema del lavoro, già individuato dai fondatori della Repubblica quale pilastro di una solida democrazia compiuta, cioè come diritto e strumento di progresso sociale e non esclusivamente come fonte di sostentamento economico;
  • ritiene doveroso appoggiare, incoraggiare e sostenere – anche con un impegno straordinario di mobilitazione sul territorio dei militanti antifascisti – la raccolta firme per i referendum a favore del ripristino delle parti abrogate dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, Legge 300/70, gloriosa conquista di una stagione di grande partecipazione popolare attualmente oggetto di revisionismo politico-culturale e restaurazione istituzionale;
  • auspica il raggiungimento dell’obiettivo posto dai promotori del referendum, attraverso la formazione di un comitato referendario locale che agisca con un unico obiettivo rappresentato da un unico simbolo unitario, riconosciuto e rispettato nella forma e nella sostanza da tutte le componenti, nonché la necessità che il comitato sia coordinato in modo orizzontale e paritario, sull’esempio del comitato referendario 2 SI per l’Acqua Bene Comune, il cui metodo ed azione sono risultati autenticamente democratici e vincenti, riportando la straordinaria vittoria del 12 e 13 giugno 2011;
  • ribadisce che la propria iniziativa sarà indipendente ed autonoma da qualsiasi organizzazione, sia sul piano formale e sia sul piano materiale, ma certamente avverrà in piena collaborazione con i rappresentanti locali dei promotori e con tutti i cittadini e le forze politiche, sindacali e sociali che sceglieranno consapevolmente di schierarsi e prendere parte attivamente a questa grande battaglia di riconquista dei diritti e della democrazia, in coerenza con lo spirito unitario caratterizzante le forze politiche che guidarono la Resistenza contro i nazifascisti e ispirarono la Costituzione repubblicana.

Per il lavoro, per i diritti, per la Costituzione: SI ai referendum sull’art. 18.

il Comitato di Sezione
ANPI “68 Martiri” Grugliasco
 

venerdì 5 ottobre 2012

La memoria non si cancella: da Grugliasco a Sant'Anna la Resistenza continua!




Grugliasco, Venerdì 5 Ottobre 2012

La memoria non si cancella, la Resistenza continua!

Nell’agosto 1944, 560 civili furono massacrati dalle forze nazifasciste in quello che è passato alla storia come l’eccidio di Sant'Anna di Stazzema.
La strage di donne, bambini e anziani si poté compiere perché la popolazione era totalmente indifesa, in quanto constava di sfollati delle zone limitrofe e non comprendeva, come invece fu inverosimilmente dichiarato dal comando nazista, partigiani o combattenti delle forze di resistenza all’occupazione tedesca e alla dittatura fascista.

Il procedimento contro i colpevoli di tale atto inumano è stato possibile solo dopo cinquant’anni, da quando venne scoperto e portato alla luce il cosiddetto “armadio della vergogna” che comprendeva 2.274 stragi nazifasciste avvenute in Italia e tenute nascoste affinché non fossero individuati i responsabili.
Riprendendo la sentenza del Tribunale Militare di La Spezia del 2005, la Corte di Cassazione, con sentenza definitiva del 2007, ha condannato all'ergastolo dieci ex SS della 16 SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer SS" tra cui l'ufficiale Gerhard Sommer e i sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler.
Alla sentenza italiana, purtroppo, non si è affiancata quella tedesca in quanto la Procura di Stoccarda, il 1° ottobre 2012 ha archiviato l'inchiesta poiché, secondo i magistrati tedeschi, non risulta più possibile stabilire il numero esatto delle vittime.

Come militanti antifascisti dell’A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, custode della memoria della Resistenza al nazifascismo e guardiana della Costituzione della Repubblica, la nostra condanna alle stragi nazi-fasciste compiute in Italia durante il secondo conflitto mondiale – iniziato e alimentato dagli stessi nazifascisti – è sempre stata e continuerà ad essere ferma, netta e irremovibile, poiché la storia non può essere modificata dai tribunali e nemmeno stravolta in base agli equilibri politici o internazionali del momento.

Il nostro lavoro continuerà ad essere concentrato sulla necessità di mantenere viva la memoria di questi tragici eventi, trasmettendola alle nuove generazioni di ogni epoca e alle scuole di ogni ordine e grado, anche prescindendo le conclusioni dei tribunali, basandoci sulle testimonianze, sui documenti, sui ricordi e sulla sofferenza procurata da questi atti inumani.

La Sezione ANPI “68 Martiri” di Grugliasco esprime profondo sgomento per quanto sancito dalla Procura tedesca e abbraccia i parenti delle vittime dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, sentendosi oltremodo accomunata dal dolore di una strage che anche la nostra cittadina conobbe all’alba del 30 aprile 1945 per mano nazifascista.

Noi Partigiani, Patrioti e antifascisti di Grugliasco rinnoviamo il nostro sostegno al riconoscimento della causa di tutte le vittime delle stragi nazifasciste e il nostro incoraggiamento a non cedere allo scoramento provocato da un’ingiustizia subita.

La memoria non si cancella, la Resistenza continua.

il Comitato di Sezione
ANPI “68 Martiri” Grugliasco

mercoledì 3 ottobre 2012

Conferenza di organizzazione ANPI di Sezione: domenica 14 Ottobre


Care compagne e cari compagni,

domenica 14 ottobre 2012 si svolgerà la Conferenza organizzativa-programmatica della nostra Sezione, un momento di verifica e di confronto sulle attività svolte e sull'organizzazione adottata dopo il XV Congresso.

Dalla premessa del Documento provinciale:
"Trascorso più di un anno dal nostro Congresso Provinciale e dal successivo 15° Congresso Nazionale svoltosi a Torino nel marzo 2011, la Presidenza – sentito l’Esecutivo ed il Comitato Provinciale di Torino - ha ritenuto opportuno convocare una Conferenza Organizzativa-Programmatica a livello provinciale (preceduta dalle assemblee di Sezione) per sollecitare una discussione ampia e partecipata sulla realizzazione della “nuova stagione dell’ANPI” messa in atto in questi primi mesi di attività con particolare riferimento agli aspetti organizzativi, finanziari e politici. Va immediatamente chiarito, ad evitare possibili equivoci che non gioverebbero al dibattito, che la Conferenza non deve essere interpretata come una sede per porre in discussione ed eventualmente modificare le linee approvate dal Congresso ed espresse con chiarezza nei documenti politici conclusivi a livello nazionale e provinciale. Si tratta di procedere ad una valutazione del percorso sviluppato per dare concreta attuazione agli indirizzi generali, individuando in pari tempo, attraverso il coinvolgimento attivo di tutti gli iscritti, ulteriori elementi programmatici per il prossimo futuro."

Parteciperà ai lavori il Presidente del Comitato ANPI Provinciale di Torino, Diego NOVELLI.

La Conferenza di Sezione si terrà:

Domenica 14 Ottobre 2012
dalle ore 9.00 alle ore 12.30
presso la sala concerti di via La Salle 4, piano terra
(lo stesso edificio dove ha sede la nostra Sezione,
facilmente raggiungibile senza bisogno di fare le scale)

La Conferenza si svolgerà nel modo seguente:
1. Accoglienza iscritti e accreditamento;
2. Proiezione del video sul 25 Aprile 2012 e delle foto sulle iniziative svolte dalla Sezione;
3. Saluto del Presidente del Comitato di Sezione, Cav. Antonio FALBO;
4. Saluto del Comitato d’Onore ANPI Nazionale, Comandante Partigiano Gino CATTANEO;
5. Enunciazione del documento organizzativo-programmatico provinciale;
6. Considerazioni del Presidente ANPI Provinciale di Torino, Diego NOVELLI;
7. Dibattito;
8. Riunione commissione organizzativa-programmatica;
9. Votazione dei documenti organizzativi-programmatici;
10. Nomina dei delegati di Sezione per la Conferenza provinciale (n°2+2 supplenti);

L’A.N.P.I. deve essere sempre attiva e presente nell’attività politica e culturale della nostra città, pertanto Ti sollecitiamo a partecipare alla Conferenza.

Fraterni e cordiali saluti
Il Comitato di Sezione ANPI “68 Martiri” Grugliasco

martedì 25 settembre 2012

Fuori i fascisti dalle nostre città: NO ai cortei di Forza Nuova





COMUNICATO ANTIFASCISTA
LAST – Laboratorio Studentesco Torino

Apprendiamo che il 29 settembre 2012 Forza Nuova, movimento della destra neofascista, ha indetto una data di mobilitazione nazionale, il cui slogan è “Italia – futuro – rivoluzione”, con cortei in alcune città italiane, tra cui Cuneo, Medaglia d’Oro per la Resistenza.

Come in Grecia, anche in Italia le organizzazioni fasciste approfittano della crisi economica per nascondere, dietro a proclami demagogici, il loro vero volto, antidemocratico e reazionario. È necessaria quindi una risposta di tutti gli antifascisti, poiché non sui può permettere che nelle città sfilino parate di squadristi, che sempre più di frequente si rendono colpevoli di aggressioni a danno di studenti e militanti, e di azioni contro centri sociali e altri spazi di aggregazione nelle scuole e nei quartieri.

I fascisti non possono scendere in piazza, ora come nel 1948, quando entrò in vigore la Costituzione, che vieta loro di ricostituirsi come forza politica. Non possono e non lo consentiremo, perché non accettiamo che le proteste di studenti e operai siano strumentalizzate da chi conserva l’eredità storica di un partito che, per salire al potere, represse ogni sollevazione nel sangue, fu uno strumento nelle mani della reazione e delle forze conservatrici per instaurare un regime autoritario e antidemocratico, propugnò i valori di Dio, patria e famiglia per mantenere l’ordine e assicurare agli Italiani conniventi pace e tranquillità, mentre ogni dissidente veniva ridotto al silenzio con l’omicidio o con il carcere.

I fascisti non possono scendere in piazza, perché la loro ideologia è tale quale quella del Ventennio: abolire ogni conflitto sociale tra lavoratori e capitalisti togliendo ogni diritto ai primi, per asservirli a un’”economia disciplinata” controllata da una parte dal Capitale e dall’altra dal randello dello Stato fascista; controllare il popolo e spazzare via ogni residuo di democrazia con una polizia violenta e senza alcun limite, esattamente come fanno oggi i governi che vogliono abbattere; indottrinare ogni strato della popolazione con valori clericali e conservatori di ordine e obbedienza.

I fascisti non possono scendere in piazza, perché sono razzisti, xenofobi e omofobi: i loro proclami contro gli stranieri e gli omosessuali sono la voce dell’ignoranza di chi, da sempre, è stato istruito a scagliarsi contro una parte della popolazione, le cui istanze sono dipinte come una minaccia e un attentato ai valori della società, mentre in realtà sono avanguardia della battaglia per i diritti di tutti. I neofascisti non si dichiarano mai apertamente razzisti, ma nei metodi e nel merito non si distanziano mai dalla propaganda nazista, con l’unica differenza che agli ebrei, agli zingari e ai comunisti si sostituisce l’immigrato.

I fascisti non possono scendere in piazza, perché la libertà di opinione che invocano per manifestare il loro pensiero è sancita dalla Costituzione antifascista, scritta da partigiani che avevano appena riposto le armi per garantire, con quel testo, che mai più il nostro paese sarebbe stato minacciato da un’ideologia malata, serva di interessi di classe e non votata all’uguaglianza e alla democrazia.

La nostra libertà è non avere uno Stato fascista, il nostro dovere è combatterlo: questo è l’insegnamento di chi, quando fu necessario, resistette all’occupazione tedesca e liberò le città oppresse dal nazifascismo. Ed è a questa presa di coscienza che siamo chiamati ogni volta che assistiamo ad azioni di sfida di questi gruppi di squadristi, che aggrediscono, distruggono, minacciano e al contempo fanno propaganda. Non si può permettere che le vie di Cuneo, città antifascista e baluardo della Resistenza, siano violate da una parata di svastiche e dalle croci celtiche; non è possibile che lo stesso luogo in cui nacque Duccio Galimberti, eroe nazionale per il CLN piemontese e comandante delle brigate partigiane di Giustizia e Libertà, dia spazio a una manifestazione del genere.

Questo è dunque un appello a tutti gli antifascisti piemontesi affinché si respinga la sfilata di Forza Nuova, come qualunque azione o iniziativa di gruppi di ispirazione fascista, e si combatta la connivenza delle istituzioni, che consentono che queste provocazioni abbiano luogo.

Cuneo e il Piemonte ricordano le parole di Galimberti: “La guerra continua fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista!”.

Ora e sempre Resistenza!
Torino, 25 Settembre 2012

lunedì 24 settembre 2012

ANPI Nazionale: SI al referendum sul lavoro


L’ANPI Nazionale: SI al referendum sull'art. 18

“Il Paese oggi più che mai ha bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora. Gli strumenti per ottenere ciò sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum”
 
E’ stata presentata una proposta di referendum sostanzialmente per il ripristino del testo originario dell’art. 18 dello Statuto e per l’abrogazione dell’art. 8 della legge 13.8.2011 n. 138, soprattutto nella parte in cui si consentono deroghe al contratto collettivo nazionale in virtù di accordi contrattuali di minor livello.
 
L’ANPI non ha bisogno di ricordare che su questi temi si è pronunciata ripetutamente, contro le iniziative legislative di cui oggi si chiede l’abrogazione, ribadendo la propria convinzione che ragioni fondamentali di principio dovrebbero impedire di modificare norme che appartengono da tempo alla struttura ed ai fondamenti del diritto del lavoro, corrispondenti a precisi diritti dei lavoratori, che li hanno conquistati a prezzo di lunghe e dure lotte.
 
Siamo dunque convinti che esiste davvero la necessità di tornare alle formulazioni ed ai princìpi originari, tanto più preziosi ora in quanto attraversiamo un momento difficile della vita del nostro Paese; ed è in occasioni e in periodi come questi che vi è più che mai bisogno di tutele e garanzie fondamentali per chi lavora.
 
Gli strumenti per arrivare a risultati positivi sono molteplici e tutti legittimi, sicché è condivisibile l’obiettivo perseguito dai promotori del referendum, per quanto riguarda i due quesiti sopraindicati, così come resta forte la speranza che il governo che uscirà dalle imminenti elezioni possa e sappia intervenire ripristinando quanto è stato tolto ai lavoratori, ai cittadini, al diritto del lavoro.
 
Ovviamente, l’ANPI non vuole e non può entrare nella diatriba – tutta politica – sull’opportunità e sull'idoneità, in questa delicata materia, di un referendum, che peraltro dovrebbe tenersi, se ammesso, soltanto nel 2014.
 
Gli iscritti e le organizzazioni periferiche – in piena libertà – assumeranno ogni opportuna decisione al riguardo, considerando quanto scritto nel documento approvato dal Congresso nazionale del 2011, nel quale si ribadisce l’impegno a “respingere ogni tentativo di sovvertire princìpi e regole che sono previsti a garanzia della libertà e dei diritti dei cittadini” e dove ancora si afferma che “per garantire una forte stabilità sociale ed economica al Paese occorre attuare pienamente i princìpi costituzionali in materia di lavoro, cambiando la legislazione vigente che ha ridotto diritti e garanzie per i lavoratori”.
 
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
Roma, 24 settembre 2012

lunedì 17 settembre 2012

Antifascisti in piazza ad Affile (Roma) il 23 Settembre



Gli antifascisti in piazza contro il sacrario a Graziani
Fonte: Contropiano
"Affile: gli antifascisti riuniti in un comitato domenica andranno a contestare il monumento al generale fascista, voluto dalla giunta di destra – Il contestato sacrario di Affile al maresciallo (diventato poi generale) Graziani ha ottenuto un primo risultato: la creazione di un Comitato antifascista affiliàno che domenica 23 settembre chiamerà a raccolta tutti coloro che non vedono di buon occhio quel riconoscimento al repubblichino accusato di crimini contro l’umanità durante la guerra in Etiopia e fortemente voluto dalla attuale giunta di destra del sindaco Ercole Viri. Non solo. Anpi, Rete per la Resistenza della Valle dell’Aniene e della Valle del Sacco, oltre al Comitato stesso, daranno vita domenica prossima ad una manifestazione di protesta, a partire dalle 9, con la distribuzione di materiale informativo sulle attività belliche di Rodolfo Graziani sugli stand sparsi nelle piazze della cittadina di Affile. Alle 17 inizieranno gli interventi in piazza, tra gli altri, di un rappresentante della comunità etiope, dell’Anpi e subito dopo ci sarà la proiezione di un documentario sulle “stragi compiute da Graziani nel Corno d’Africa” (con il gas iprite, già allora bandito dalle convenzioni internazionali, ndr). Chiuderà la serata un concerto musicale. “Chiederemo al sindaco la riqualificazione di quel manufatto intitolandolo alle vittime degli eccidi nazisti compiuti nella Valle dell’Aniene durante la seconda guerra mondiale”, ha fatto sapere Elena Duvalli, dell’associazione Martiri delle Pratarelle di Vicovaro. Nessun corteo, nessuna “visita” al sacrario (“non ce la farei ad andare a vedere quella bruttura”, sottolinea Duvalli). Da parte del sindaco Viri, finora, nessuna dichiarazione, limitandosi ad autorizzare la manifestazione.

Un’iniziativa, quella di domenica prossima, promossa dagli stessi giovani antifascisti di Affile. Proprio alcuni di loro, lo scorso 12 settembre, coprirono di scritte i muri del memoriale con le parole “assassino”. Tre di loro, tra cui uno di Subiaco, vennero denunciati. Il sacrario, costato 127mila euro e mille polemiche, sorge nel parco Radimonte ed è stato fortemente voluto dal sindaco “per i meriti militari di un nostro concittadino”. Un gesto che non è sfuggito alla stampa estera che ha raccontato, con una certa riprovazione, l’idea di realizzare un monumento ad un rappresentante, certamente non di secondo piano, della Repubblica di Salò, accusato di essere un “criminale di guerra”. Anche i comuni vicini al sacrario della discordia hanno fatto sentire la loro voce. Come quella di Vicovaro, Medaglia d’Argento al Merito Civile. “Considerato che la discutibile fama di Rodolfo Graziani si è formata praticando ‘il mestiere delle armi’ e l’utilizzo di gas – si legge in una mozione del capogruppo della Lista Civica Rinnovamento del comune di Vicovaro, Paolo Antonio Dominici – si chiede che venga ripristinato lo stato ‘ante operam’ in quanto contrastante non solo con i principi fondativi e costitutivi della Repubblica italiana ma anche e soprattutto con i sentimenti della popolazione di Vicovaro e dell’intera Valle dell’Aniene, teatro anch’essa di immani stragi compiute in nome di quelle ideologie tiranniche e liberticide che il generale Graziani incarnava”."

sabato 15 settembre 2012

Omar Al-Mukhtar, Comandante Partigiano



OMAR AL-MUKHTAR, IL LEONE DEL DESERTO
di Angelo Del Boca

Quando Omar al Mukhtar assume nel 1923, per delega di Mohamed Idris, capo della Senussia, la guida della resistenza anti-italiana in Cirenaica, ha già 63 anni e alle spalle una intera esistenza spesa ad insegnare il Corano nella moschea di Zawihat al Gsur, un villaggio agricolo tra Barce e Maraua.
Il generale Graziani, che finirà per batterlo, ricorrendo ad ogni mezzo, così lo descrive: «Di statura media, piuttosto tarchiato, con capelli, barba e baffi bianchi, Omar al Mukhtar era dotato di intelligenza pronta e vivace; era colto in materia religiosa, palesava carattere energico ed irruente, disinteressato ed intransigente; infine, era rimasto molto religioso e povero, sebbene fosse stato uno dei personaggi più rilevanti della Senussia».
Per essere stato delineato dall’avversario che lo porterà al patibolo, il ritratto è sorprendentemente fedele e positivo, concorda con il ritratto che altri hanno tracciato di lui. Ma c’è una dote di Omar che Graziani sottace ed è il suo genio militare, che forse eguaglia o supera quello del guerrigliero somalo Mohammed ben Abdalla Hassan, più noto come il Mad Mullah.
Omar al Mukhtar, infatti, non è soltanto uno splendido esempio di fede religiosa, di vita semplice ed integerrima. È anche il costruttore di quella perfetta organizzazione politico-militare che gli italiani riusciranno a frantumare soltanto alla fine di un decennio di lotte e utilizzando mezzi assolutamente straordinari.
Con appena 2-3 mila uomini, ma in certi periodi anche soltanto con mille, Omar riesce a tener testa a 20 mila uomini, dotati dei mezzi più moderni ed efficienti, riforniti con larghezza e protetti dall’aviazione. Quasi sempre all’offensiva - lo testimoniano i 53 combattimenti e i 210 scontri che si succedono nel decennio - Omar colpisce, poi si ritira e svanisce nel nulla, creando nell’avversario, che ricerca invano una battaglia risolutiva, rabbia e un senso di frustrazione.
Nella conduzione della spietata guerra per bande, Omar è favorito dalla natura impervia dei territori in cui opera e dal sostegno incondizionato delle popolazioni del Gebel Akhdar che lo riforniscono di uomini, armi, cibo e denaro. Si aggiunga che ad Omar giungono regolarmente e in abbondanza aiuti di ogni genere dal vicino e compiacente Egitto, dove hanno trovato rifugio e protezione l’emiro Mohamed Idris ed altri capi della resistenza all’Italia.
Quando, all’inizio del 1930, il regime fascista affida al generale Graziani, che già ha sottomesso la Tripolitania e il Fezzan, il compito di liquidare la resistenza in Cirenaica, il generale sa perfettamente che non riuscirà a sconfiggere Omar al Mukhtar adottando soltanto gli strumenti militari reperibili in colonia. Per vincere Omar è necessario fargli il vuoto intorno, prosciugare le sue casse, tagliare le sue linee di rifornimento con l’Egitto. D’intesa con il governatore generale della Libia, maresciallo Badoglio, e con il ministro delle colonie, Emilio De Bono, il generale Graziani organizza una serie di operazioni tese al soffocamento della ribellione.
Con la chiusura delle 49 zavie della confraternita religiosa senussita e la confisca dei suoi ingenti beni (centinaia di case e 70 mila ettari della miglior terra), Graziani toglie a Omar uno dei sostegni economici più rilevanti. Con la mossa successiva, quella di trasferire parte delle popolazioni del Gebel Akhdar verso la costa, Graziani confida di poter bloccare il continuo reclutamento di guerriglieri. Presto si accorge che quest’ultima operazione non fornisce i risultati sperati. Allora ricorre ad un estremo rimedio: quello di trasferire l’intera popolazione delle regioni montane e della Marmarica lontano dalla zona delle operazioni, per togliere alla ribellione ogni residuo sostegno.
Il trasferimento, che si compie con indicibili sofferenze fra il luglio e il dicembre del 1930, riguarda oltre 100 mila libici, che vengono confinati in tredici campi di concentramento nel sud bengasino e nella Sirtica, regioni notoriamente fra le meno ospitali, dove i reclusi saranno falcidiati dal tifo petecchiale, dalla dissenteria bacillare, dalla fame e dalla quotidiana razione di botte. A guerra finita, su 100 mila confinati, 40 mila non torneranno più alle loro case.

I conti con la storia
Per tagliare infine i rifornimenti dall’Egitto, Graziani fa costruire una barriera di filo spinato, larga alcuni metri e lunga 270 chilometri, dal porto di Bardia all’oasi di Giarabub. Nell’estate del 1931, mentre viene sigillata ermeticamente la frontiera con l’Egitto, Graziani è ormai convinto che Omar finirà per cadere nella trappola. E in effetti il capo della guerriglia si trova a mal partito. Gli sono rimasti soltanto 700 uomini, poche munizioni e pochissimi viveri.
Con i suoi audaci cavalieri riesce a mettere a segno ancora qualche colpo, ma l’11 settembre, avvistato dall’aviazione, viene circondato da forze soverchianti nella piana di Got-Illfù. Omar cerca ancora di portare in salvo il suo squadrone ordinandone il frazionamento. E infatti gran parte dei suoi uomini si salva. Ma lui viene colpito da una fucilata al braccio e subito gli uccidono il cavallo.
Per Omar al Mukhtar è finita. Tradotto a Bengasi con il cacciatorpediniere “Orsini”, il 15 settembre lo processano nel salone del Palazzo Littorio. Il processo è soltanto una tragica farsa destinata a rendere legale un assassinio. Mussolini ha già deciso per la pena capitale. Alla lettura della sentenza, che lo condanna all’impiccagione, Omar al Mukhtar non si scompone, dice: «Da Dio siamo venuti e a Dio dobbiamo tornare». L’indomani, carico di catene, il settantenne Omar sale sul patibolo.
Raggiunta l’indipendenza nel 1951, la Libia di re Idris e poi quella di Muammar al Gheddafi riconoscono il ruolo di primissimo piano di Omar e gli dedicano vie e piazze, monumenti e un mausoleo a Bengasi. Nel 1979 il presidente Gheddafi stanzia 50 miliardi per realizzare, con la regia di Moustapha Akkad, un film sulle imprese di Omar, che si intitola Il Leone del deserto. Interpretato da Anthony Quinn, che si cala nel personaggio con estrema bravura, il lungometraggio a colori viene proiettato nel 1982 in tutto il mondo. Salvo che in Italia, dove ancora oggi non è entrato nella normale distribuzione, perch‚ «lesivo dell’onore dell’esercito italiano».
Il lungo e incredibile ostracismo contro il film di Akkad si inserisce in una più vasta e subdola campagna di mistificazione e di disinformazione, che tende a conservare della nostra recente storia coloniale una visione romantica, mitica, radiosa. Cioè assolutamente falsa.

L’esecuzione
Sono le 9 del mattino del 16 settembre 1931. Intorno alla forca eretta nel piazzale del campo di concentramento di Soluch, in Cirenaica, sono assiepati oltre 20 mila libici, fatti affluire da Bengasi, da Benina e dai lager della Sirtica. Sono qui per imparare che la giustizia fascista è severa, spietata, inesorabile. Sono qui per assistere all’impiccagione di Omar al Mukhtar, un capo leggendario che, per dieci anni, ha dato del filo da torcere agli eserciti di quattro governatori italiani.
Quando il vecchio Omar, avvolto in un baracano bianco, viene fatto salire sul patibolo, il silenzio nel campo si fa totale. Ostacolato dalle catene e tormentato dalla ferita al braccio ricevuta nell’ultimo combattimento, il vicario della Senussia muove a stento i passi, tanto che debbono aiutarlo a salire i gradini del palco. Mentre gli sistemano il cappio intorno al collo, guarda per l’ultima volta la folla silenziosa, che trattiene a fatica il dolore e la rabbia. Poi, con un calcio allo sgabello, gli spezzano il collo.
Con Omar al Mukhtar finisce anche la ribellione libica, cominciata vent’anni prima. Ma non finisce la leggenda di Omar, che anzi cresce con gli anni, sino a diventare un insostituibile punto di riferimento per chi aspira all’indipendenza della Libia.

venerdì 7 settembre 2012

Statuto della Consulta Antifascista Comunale di Grugliasco




CONSULTA ANTIFASCISTA PERMANENTE
DELLA CITTÀ DI GRUGLIASCO
decorata con Medaglia d'Argento al Merito Civile

STATUTO


Art. 1 – FINALITÀ

1.      La Consulta s’impegna a supportare le Istituzioni e tutte le associazioni, con particolare riguardo all'Associazione Famiglie dei Martiri del 30 aprile 1945 ed all’A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che svolgono iniziative tese a valorizzare il patrimonio ideale, storico, culturale e politico della Guerra di Liberazione e i principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista, affinché le nuove generazioni possano arricchire la conoscenza storica e la coscienza civica attraverso l’elaborazione di progetti specifici.

2.      La Consulta organizza e promuove, anche con altri Enti ed associazioni, incontri, seminari e convegni, per coltivare gli ideali di libertà, democrazia, partecipazione, solidarietà e pace emersi con forza nella lotta di Liberazione dal nazi-fascismo e sanciti nella Costituzione della Repubblica Italiana, affinché tali valori universali vengano riconosciuti come le solide fondamenta sulle quali si costruiscano e migliorino costantemente la politica, la cittadinanza e la convivenza sociale.

3.      La Consulta si impegna a mantenere vivo il ricordo del sacrificio dei cittadini di Grugliasco, Collegno e altri comuni vittime dell'eccidio nazifascista del 29-30 aprile 1945, rafforzando i principi posti alla base del conferimento alla Città di Grugliasco con Decreto del 13/03/2006 della Medaglia d'argento al Merito Civile, in continuità con il lavoro svolto, a partire dal 2007, dal “Comitato della Città di Grugliasco per la Valorizzazione dell’onorificenza ottenuta e la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione Repubblicana”.


Art. 2 – COMPOSIZIONE

1.      La Consulta è composta:
  • dal Sindaco o da suo delegato, che ne assume la Presidenza;
  • da due rappresentanti dell’Associazione Famiglie dei Martiri del 30 aprile 1945;
  • da due rappresentanti dell’A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - sezione “68 Martiri” di Grugliasco;
  • da due rappresentanti per ciascuna delle associazioni, comitati di quartiere, circoli culturali, istituzioni scolastiche ed universitarie, rappresentanze studentesche, organizzazioni sindacali e di categoria, gruppi informali di cittadini, presenti sul territorio di Grugliasco, che condividano i valori e le finalità di cui all’art. 1 e dichiarino per iscritto la propria volontà di aderire alla Consulta;
  • da due rappresentanti per ciascuna forza politica presente a Grugliasco.

2.      Ciascuna delle organizzazioni sopra elencate designa i propri rappresentanti dandone comunicazione per iscritto contestualmente alla propria adesione alla Consulta, ed ha facoltà di modificare la propria designazione.

3.      I rappresentanti decadono dalla carica per cause naturali, dimissioni o revoca della designazione da parte delle rispettive organizzazioni.

4.      L'Assemblea può disporre che un componente decada dalla carica qualora violi le disposizioni del presente atto o ponga in essere azioni contrarie alle finalità e ai valori di cui all'art. 1.

5.      La Consulta è comunque aperta a tutti i cittadini che, condividendo le finalità e i valori di cui all'art. 1 e intendano partecipare ai suoi lavori dichiarando per iscritto la propria volontà di aderire alla Consulta.


Art. 3 – MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ

  1. La Consulta agisce nel rispetto dei principi di sussidiarietà nei confronti dell’attività dell’Amministrazione Comunale, di collaborazione e cooperazione con il territorio e le sue rappresentanze.

  1. Tutti i membri della Consulta, a qualunque titolo, svolgono la propria attività a carattere volontaristico.


Art. 4 – ORGANI

Sono organi della Consulta:
  • l’Assemblea;  
  • il Direttivo.


Art. 5 – ASSEMBLEA, COMPOSIZIONE E FUNZIONI

  1. Sono componenti dell’Assemblea i rappresentanti delle organizzazioni e i singoli cittadini di cui all'art. 2 o gli eventuali supplenti loro delegati.

  1. I componenti dell’Assemblea si impegnano a partecipare attivamente alle riunioni, collaborando con il Direttivo per il proficuo e positivo svolgimento dei lavori.

  1. L’Assemblea è convocata dal Direttivo, in via ordinaria, almeno due volte all’anno, con avviso pubblico scritto e tramite posta elettronica con almeno 5 giorni di anticipo.

  1. L’Assemblea può essere altresì convocata in via straordinaria, dal Direttivo, con i mezzi più idonei, ogni qual volta sia ritenuto necessario, con avviso ai componenti almeno 24 ore prima della seduta.

  1. L’Assemblea adotta le proprie decisioni senza votazioni formali. Modalità diverse potranno essere stabilite nel merito su indicazione del Direttivo.

  1. L'Assemblea:
·        contribuisce a determinare il programma delle attività predisposto dal Direttivo;
·        svolge attività di consulenza per le materie di competenza;
·        può istituire gruppi di studio, che si occupino di specifiche attività e/o tematiche, coordinati da uno o più componenti del Direttivo;
·        pone in essere tutte le attività e adotta tutti i provvedimenti, non di competenza del Direttivo, necessari per la proficua, efficace, efficiente attività della Consulta anche se non previsti nel presente atto.


Art.  6 – DIRETTIVO, COMPOSIZIONE E FUNZIONI

  1. Il Direttivo è composto:
·        dal Presidente della Consulta, ossia il Sindaco o un suo delegato;
·        dai due rappresentanti dell’Associazione Famiglie dei Martiri del 30 aprile 1945;
·        dai due rappresentanti dell’A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Sezione “68 Martiri” di Grugliasco;
·        da due rappresentanti eletti in seno alla Consulta, uno dei quali assume il ruolo di Segretario ed ha il compito di redigere i verbali delle sedute del Direttivo e dell'Assemblea.

  1. Il Direttivo:
·        rappresenta la Consulta, ne programma e ne dirige l’attività, ne cura il funzionamento;
·        cura il rapporto con l’Amministrazione Comunale;
·        cura la diffusione dell’informazione sulle attività della Consulta;
·        pone in essere tutti gli atti e le azioni necessarie per il conseguimento, da parte della Consulta, degli obiettivi stabiliti dal presente Statuto.


Art. 7 – SEDE

La Consulta ha sede in Grugliasco presso il Palazzo Comunale.


Art. 8 – VALIDITÀ

Il presente Statuto ha efficacia permanente fino ad eventuale sua revoca da adottare con provvedimento che abbia la stessa forma dell’atto costitutivo.

mercoledì 22 agosto 2012

Monumento in onore a Graziani, generale fascista e criminale di guerra



Graziani quanto ci mancavi
di Angelo D'Orsi 
Fonte: Il Fatto Quotidiano, 15 Agosto 2012

Diciamo la verità: Graziani ci mancava. Ci ha pensato la Regione Lazio, sotto l’illuminata guida della signora Polverini, a far rientrare nel pantheon dei grandi della patria questo arnese del peggior fascismo. O meglio, ci ha pensato il signor Nessuno che guida uno sconosciuto borgo non lontano dalla capitale, che, con il sostegno politico e finanziario della Regione, ha concluso l’interrotto lavoro per la realizzazione di un “sacrario” dedicato a colui che fu insignito dal re Vittorio Emanuele III (“sciaboletta”), su proposta del duce, del titolo di “maresciallo d’Italia”: Rodolfo Graziani, appunto. Non v’è che dire. Il revisionismo, nella sua veste più triviale ed estrema, quella che mi onoro di aver battezzato “rovescismo”, procede nella sua marcia trionfale, e segna punti specialmente nell’area fascismo / antifascismo, incorporando il primo nella storia nazionale, evidenziandone i “meriti” e obliterandone i crimini, ed espellendo, sminuendo il ruolo del secondo. Dopo le picconature di Renzo De Felice, che godè di notevoli sponde politiche (a partire da Bettino Craxi e Gianfranco Fini), si aprì la voragine. PASSANDO dalle mani degli storici a quelle di dilettanti allo sbaraglio, si perse qualsiasi cautela di metodo e di giudizio: si giunse con una serie di passi via via più accelerati, al vero e proprio ribaltamento della verità, come se la storia fosse un campo in cui a seconda dei giocatori si potesse decidere come sono andati i fatti, e distribuire la palma dei carnefici e delle vittime in base al governo in carica; e, forse ancora peggio, al “sentire comune”, creato in realtà dai talk show, che hanno trasformato la Storia da scienza a opinionismo. Un Bruno Vespa, per esempio, ha delle belle responsabilità in questo tipo di lavoro volto a demolire la stessa scientificità della storiografia. E a far passare nella pubblica opinione l’idea della necessità di “riscrivere” la storia, magari dalla parte dei “vinti” (Pansa docet), come se appunto la storia fosse una partita di calcio, e dopo la sconfitta di una squadra occorresse darle la rivincita. E la storia fosse un campo neutro, in cui ciascuno tira la sua palla, quasi che la verità dei fatti non esistesse, e che tutto dipendesse dalle “opinioni”. Sicché abbiamo scoperto che il fascismo non era affatto male, tanto che godè di un consenso spontaneo di massa; che Mussolini era un grand’uomo, che commise il solo errore di fidarsi di chi non doveva; che i partigiani erano canaglie assetate di sangue; che la loro azione non solo non servì a nulla ma fu deleteria e causò vittime innocenti … Il risultato ultimo, per ora, è la riabilitazione di un tristo figuro come il generale Graziani, il quale per sopperire alle proprie modestissime capacità tattico-strategiche, usava delatori (fu così che il capo della resistenza libica Omar al-Muktar venne catturato e poi impiccato davanti a 20.000 libici attoniti, nel ’31) e pratiche di sterminio di massa, come, oltre che nella “riconquista” della Libia, nella campagna di Etiopia, quando nel ’37, dopo un fallito attentato, egli si diede a una vendetta terribile, con eliminazioni di massa e con l’uccisione di tutti i cristiani copti di Debré Libanos, compresi i giovanissimi conversi che si formavano nel monastero, uno degli atti più atroci della storia del ‘900. Graziani proseguì la sua carriera di incompetente genocidario nella Guerra mondiale, tanto da essere esonerato dal servizio, per poi venire ricuperato come inane ministro della Difesa della Repubblica di Salò, incaricato di ricostruirne l’esercito, compito ben al di sopra delle sue possibilità e capacità. Nel disfacimento del regime, Graziani cercò la via di salvezza individuale, ma arrestato dagli inglesi, a dispetto dell’essere stato dichiarato colpevole di crimini contro l’umanità, se la cavò, tra indulti e amnistie, con due anni di galera, concludendo la sua poco brillante carriera come presidente del neonato Msi, non senza andarsene sbattendo la porta. A questo personaggio, che appare in tutta la sua pochezza, grande solo nella criminalità, si dedica oggi un mausoleo. Certo non saremo noi a deporre fiori in memoriam.

Vaccherezza 2012: sentieri Partigiani a Condove, Val di Susa



 
VACCHEREZZA 2012, SENTIERI PARTIGIANI A CONDOVE

SABATO 25 AGOSTO 2012

ORE 11.00-15.00 SUI SENTIERI PARTIGIANI
Escursione con accompagnamento dell’ANPI e dei partigiani. Partenza dal Sacrario di Vaccherezza, soste con LETTURE dedicate alla Resistenza e TESTIMONIANZE dei sopravvissuti all’eccidio del 20.4.1945. Pranzo al sacco a carico dei partecipanti. Escursione con 200 m di dislivello adatta a tutti, bambini compresi, senza particolare allenamento.

ORE 15.30-17.30 LEZIONE ALL'APERTO
"RESISTENZA E RESILIENZA: COME SOPRAVVIVERE IN UN MONDO CON MENO RISORSE… E FORSE PIU’ FELICITA’ " incontro con LUCA MERCALLI presso la borgata di Vaccherezza, ingresso libero

ORE 18.00-20.00 CENA IN CONDIVISIONE
Presso la borgata di Vaccherezza CENA ALL’APERTO. Tutti sono invitati a contribuire portando un piatto in condivisione. I volontari dell’ANPI garantiscono posti a sedere, tavoli, acqua e un piatto caldo di pasta per tutti.

Per motivi organizzativi è necessaria la segnalazione della propria presenza a Giorgia 333.3146986 o Chiara 349.6483719 o scrivendo a anpi.condovecaprie@gmail.com

DALLE ORE 20.00 NOTTE SOTTO LE STELLA
PROIEZIONE all’aperto di filmati della sezione “Memoria storica” al Valsusa Filmfest. A seguire serata con BALLI e CANTI della tradizione popolare. Per la notte CAMPEGGIO in tenda presso i prati della borgata (l’attrezzatura per il bivacco è a carico dei partecipanti).

DOMENICA 26 AGOSTO

9.30 Ritrovo a Vaccherezza
10.00 Arrivo della staffetta con la FIACCOLA, accensione della fiamma in onore dei Caduti, alzabandiera, silenzio fuori ordinanza e deposizione delle corone
10.15 MESSA al campo
10.45 Saluto dell’ ANPI Condove-Caprie, intervento dell’Amministrazione di Condove e delle Autorità. Orazione ufficiale a cura di DANILO BAR, sindaco di San Giorio
11.45 Lancio simbolico di PALLONCINI in ricordo del partigiano Guido Carbi
12.00 Pranzo al sacco o, per chi vuole, POLENTA, spezzatino o formaggio a cura dell’ANPI Condove-Caprie (gradita comunicazione all’arrivo!)
14.00 Intrattenimenti musicali
16.00 Ammaina bandiera e chiusura della manifestazione

martedì 31 luglio 2012

Laboratorio didattico: verso il 27 Gennaio



LABORATORI DI MEMORIA E CITTADINANZA:
VERSO IL 27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA

CHI
A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Ente Morale D.L. n°224 del 5 aprile 1945

REFERENTI
A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Sezione “68 Martiri” Grugliasco
anpi.grugliasco@gmail.com, Fulvio Grandinetti tel. 349/8880282

PER CHI
Scuole primarie, scuole secondarie di primo e secondo grado, Università

DOVE
Presso le scuole aderenti

QUANDO
Sempre, consigliato nel mese di dicembre e gennaio

COME
Per iscrizioni e partecipazione rivolgersi all’A.N.P.I.

PERCHÉ
Per educare gli studenti alla cittadinanza e alla Pace, ai valori della Resistenza e della Costituzione conquistati con la Guerra di Liberazione Nazionale dal nazifascismo
Per far conoscere la storia dei campi di concentramento e sterminio nazifascisti
Per far conoscere la storia delle radici della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza
Per stimolare il ragionamento autonomo e il confronto a piccoli gruppi
Per stimolare collegamenti tra la memoria storica e l’attualità della Costituzione
Per far conoscere l’A.N.P.I. agli studenti

CHE COSA
L’attività rappresenta un breve percorso strutturato come laboratorio di memoria e cittadinanza e studiato appositamente per le scuole, come strumento per avvicinare gli studenti al 27 Gennaio, Giornata della Memoria, per ricordare la deportazione razziale e politica nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti.
Sono previsti due momenti distinti e complementari, in fase crescente di approfondimento:
1) Storia e Testimonianza: incontro con testimoni diretti, domande e dibattito, in collaborazione con l’A.N.E.D. - Associazione Nazionale Ex Deportati Politici, e/o proiezione video sui campi di concentramento; lavoro a gruppi con lettura delle testimonianze scritte (2 ore).
2) Giovani e Costituzione: attività a gruppi sulla Costituzione; confronto e discussione collettiva/di gruppo, realizzazione elaborati in diversa forma (scritto, grafico) in base alle fasce d’età (2 ore).

Le attività sono modificabili in base alle necessità della scuola, dei docenti e degli studenti.

NOTE INFORMATIVE
Gratuito per le scuole. Gli incontri sono coordinati e gestiti dai giovani dell’A.N.P.I.
Per maggiori informazioni rivolgersi all’A.N.P.I.

Uscita didattica: sentieri partigiani al Col del Lys



USCITA SUI SENTIERI PARTIGIANI:
UN GIORNO DA PARTIGIANO AL COLLE DEL LYS

CHI
A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Ente Morale D.L. n°224 del 5 aprile 1945

REFERENTI
A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Sezione “68 Martiri” Grugliasco
anpi.grugliasco@gmail.com, Fulvio Grandinetti tel. 349/8880282

PER CHI
Scuole secondarie di primo e secondo grado, Università

DOVE
Colle del Lys (TO)

QUANDO
Un giorno intero tra inizio maggio e inizio giugno, dalle ore 8.00 alle ore 17.00.

COME
Per iscrizioni e partecipazione rivolgersi all’A.N.P.I.

PERCHÉ
Per educare gli studenti alla cittadinanza e alla Pace, ai valori della Resistenza e della Costituzione conquistati con la Guerra di Liberazione Nazionale dal nazifascismo
Per far conoscere la storia delle radici della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza
Per stimolare il ragionamento autonomo e il confronto a piccoli gruppi
Per stimolare collegamenti tra la memoria storica e l’attualità della Costituzione
Per far conoscere sommariamente la montagna e il bosco sia dal punto di vista storico che naturalistico
Per far conoscere l’A.N.P.I. agli studenti

CHE COSA
L’escursione al Col del Lys rappresenta un’attività formativa di studio e consapevolezza, strutturata come laboratorio di memoria all’aria aperta. L’escursione sarà guidata e coordinata dai Partigiani della 17° Brigata Garibaldi che hanno combattuto nella zona e dai giovani dell’ANPI, in collaborazione con il Comitato Colle del Lys.
Gli studenti saranno coinvolti attivamente nel percorrere simbolicamente i luoghi della memoria, sia camminando e sia riflettendo sul significato di Resistenza, Democrazia, Pace e Libertà, sanciti nella Costituzione, tenendo conto che il luogo è un simbolo importante della nostra storia nazionale e regionale, in quanto fu teatro nel luglio 1944 di un eccidio nazifascista nel quale furono catturati e uccisi 32 giovani Partigiani, tra cui il giovane grugliaschese Bruno Radich.

Obiettivi
Rivivere e confrontare la tensione e l'humus degli avvenimenti storici attraverso l'esplorazione dei luoghi dove si sono svolti; comprendere a fondo i concetti di "libertà naturale e libertà civile", "guerriglia", "terrorismo" e "democrazia"; studiare la storia "sul campo" in modo da coinvolgere gli ragazzi con metodi di immedesimazione, interdisciplinarietà e contestualizzazione; sviluppare sensibilità verso l’ingiustizia, spirito di gruppo e senso di responsabilità individuale e collettivo; accrescere la coscienza del patrimonio culturale e fornire rudimenti di montagna.

Contesto storico
La giornata si svolge in trekking lungo i sentieri che partono dal piazzale dell’Ecomuseo “Carlo Mastri”, nell’area del parco naturale di interesse provinciale Colle del Lys, ponendo a confronto libertà naturale e individuale e le condizioni che spinsero i Partigiani a rifugiarsi in montagna per riconquistare la libertà. Si visitano i luoghi dove si svolsero gli eventi che precedettero, caratterizzarono e seguirono il rastrellamento del luglio 1944, forse il più terribile momento vissuto dalla 17a Brigata Garibaldi, operante in Val Susa, che vide combattere tra le propria fila numerosi grugliaschesi, e contribuì in misura determinante alla liberazione di Torino. La giornata prevede anche la visita alla Fossa Comune dove il 2 luglio 1944 vennero uccisi 32 Partigiani, all’Ecomuseo “Carlo Mastri”, al monumento simbolo della Resistenza inaugurato il 2 luglio 1955 per i Partigiani Caduti nelle 4 valli (Susa, Sangone, Lanzo e Chisone) e al “Giardino della Pace” dove sono presenti messaggi di fratellanza giunti da tutto il mondo.

Programma indicativo dell’escursione:
h 9.00 Accoglienza sul piazzale, presentazioni e inquadramento storico-territoriale
h. 9.30 Camminata sul sentiero della fossa comune (30 minuti in piano) con soste per spiegazioni e cenni storici e naturalistici sulla flora e la fauna locale
h 10.00 Testimonianza e momento di riflessione collettivo alla Fossa Comune
h 11.30 Visita all’Ecomuseo “Carlo Mastri”: mostre fotografiche, notizie storiche, bacheche naturalistiche
h 12.00 Illustrazione del “Giardino della Pace” e del Monumento ai Caduti delle 4 valli
h 12.30 Pranzo al sacco e svago sui prati
h 14.30 Passeggiata pomeridiana fino al limitare del bosco
h 16.00 Fine escursione

NOTE INFORMATIVE
L’autobus è a carico della scuola partecipante.
L’uscita può avere luogo solo se si raggiunge il numero minimo di 40 partecipanti.
È richiesto abbigliamento di montagna e il pranzo al sacco per tutti i partecipanti.
Per maggiori informazioni rivolgersi all’A.N.P.I.