venerdì 16 settembre 2011

Bando di concorso ANPI "Adotta un articolo della Costituzione"




BANDO DI CONCORSO
"ADOTTA UN ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE"

L’ANPI Provinciale di Torino, considerati i principi fondamentali del proprio statuto, interpretati e rafforzati anche dai documenti conclusivi del XV congresso nazionale dell’Associazione, tenuto conto delle molte e qualificate esperienze in corso, in particolare nelle scuole, volte a diffondere la conoscenza e lo studio della Costituzione, indice un concorso per promuovere l’impegno per la difesa e l’ attuazione del testo fondamentale della nostra Repubblica.

Soggetti proponenti
  • A.N.P.I. Comitato Provinciale Torino
  • con la collaborazione di: ISTORETO (Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea – Giorgio Agosti)
Adesioni
  • ANCR – Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza - Torino
  • COMITATO PIEMONTESE E VALDOSTANO “SALVIAMO LA COSTITUZIONE” per la conoscenza, difesa e attuazione della Costituzione
  • MOVIMENTO D’AZIONE GIUSTIZIA E LIBERTA’
 Soggetti partecipanti
  • Possono partecipare tutte le persone che vivono nella provincia di Torino
  • Le adesioni possono essere:
a)     individuali
b)     collettive (associazioni, scuole, enti, partiti, rappresentanze sindacali e aggregazioni spontanee finalizzate alla partecipazione del bando)

Presentazione delle domande
·        L’adesione al bando avviene mediante la compilazione e la sottoscrizione del Modulo di adesione (Modulo A), che deve pervenire alla segreteria organizzativa entro il 31 ottobre 2011; nel successivo mese di novembre si terranno riunioni introduttive ed esplicative della segreteria organizzativa e di tutti gli aderenti.

Impegno dei partecipanti
·       Entro il 31 gennaio 2012 i partecipanti devono far pervenire alla segreteria organizzativa il Modulo Tecnico Progettuale (Modulo B), con le modalità di adozione e di attuazione. La realizzazione del progetto potrà avvenire in diverse forme, che si indicano in modo non esaustivo: conferenze, video, ipertesti, interviste, apertura blog, mostre, spettacoli, manifestazioni sportive.
·        Ai fini della presentazione pubblica si richiede la compilazione del Modulo C.
·        Entro il 31 marzo 2012 deve essere consegnata alla segreteria la documentazione completa del lavoro proposto.

La segreteria organizzativa
  • si riserva di esaminare il lavoro proposto prima che sia reso pubblico;
  • può fornire, su richiesta, anche in collaborazione con l’ISTORETO, documentazione e consulenza, archivio storico, consultazione bibliografica
La presentazione pubblica avviene a cura del soggetti “adottanti” con la partecipazione dell’ANPI Provinciale.
Tutti i partecipanti riceveranno un riconoscimento nel corso di un’iniziativa pubblica, organizzata dall’ANPI, che si svolgerà in occasione della Festa di Liberazione del 25 aprile 2012.

Riepilogo delle scadenze
  • Apertura del bando 15 settembre 2011
  • Termine per le adesioni e consegna del Modulo di Adesione (Modulo A): 31 0ttobre 2011
  • Assegnazione delle adozioni: 15 Novembre 2011
  • Consegna del Modulo Tecnico Progettuale (Modulo B) e del Modulo C (se necessario): 31 gennaio 2012
  • Consegna della documentazione dei lavori proposti: 31 marzo 2012
  • Chiusura del bando e consegna del riconoscimento: in occasione della ricorrenza del 25 aprile 2012

L’iniziativa riprende un progetto attuato dall’ANPI Provinciale di Savona, che ringraziamo per averci suggerito un importante percorso di lavoro.

ANPI PROVINCIALE TORINO
Il Presidente
Diego Novelli

giovedì 15 settembre 2011

Giovani dell'ANPI alla Garibaldeide dal 23 al 25 Settembre 2011



Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Comitato Nazionale ANPI, il Coordinamento Regionale ANPI della Sardegna, con la collaborazione della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, hanno organizzato, dal 23 al 25 settembre p.v., una

Garibaldeide

nei luoghi dell’esilio sardo dell’eroe dei due mondi: l’isola della Maddalena e Caprera. Un viaggio formativo - che coinvolgerà delegazioni di giovani dell’ANPI da tutta Italia - alla scoperta di un protagonista del Risorgimento e delle battaglie per i diritti dei popoli.
L'incontro tra i giovani avrà il valore umano della conoscenza, sarà occasione di un interscambio culturale e politico, consentirà la possibilità di costruzione di fruttuosi rapporti all'interno dell'Associazione.

PROGRAMMA

Venerdì 23 settembre
Arrivo dei partecipanti all’aeroporto di Olbia, trasferimento all’isola della Maddalena, sistemazione in hotel e illustrazione del programma.

Sabato 24 settembre 
Mattina - Visita ai cippi garibaldini dell’Isola della Maddalena; convegno nella Sala Consiliare del Comune della Maddalena: saluti del Sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, del Presidente della Provincia di Olbia-Tempio, Fedele Sanciu, e di Luciano Guerzoni, Vice Presidente Nazionale Vicario dell’ANPI.
- I Sessione: conferenza su “Garibaldi e il Risorgimento” tenuta dal prof. Manlio Brigaglia.
-  II Sessione: conferenza sul “Lavoro nei 150 anni dell’Unità d’Italia” e su “Garibaldi protagonista delle lotte per i diritti dei popoli” tenuta da Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Giuseppe Di Vittorio e componente del Comitato Nazionale ANPI.
Pomeriggio – Isola di Caprera: visita al Museo Garibaldino e alla Casa di Garibaldi alla presenza e con racconti e testimonianze della professoressa Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell’eroe dei due mondi.   

Domenica 25 settembre
Gita in barca (con pranzo a bordo) per l’arcipelago della Maddalena con visita alle isole.

La delegazione dell'ANPI Nazionale che parteciperà all'iniziativa sarà formata da: Luciano Guerzoni, Vice Presidente Nazionale Vicario ANPI,  Marisa Ferro Andrea Liparoto della Segreteria Nazionale ANPI, Marcello Basso, Piero Cossu e Carlo Ghezzi del Comitato Nazionale ANPI.
Saranno inoltre presenti  Francesco Pranteddu, Coordinatore Regionale ANPI Sardegna, Domenico Piccinnu, Presidente del Comitato Provinciale Olbia -Tempio. 


Il senso di un'iniziativa garibaldina
di Andrea Liparoto, Segreteria Nazionale ANPI

L’ANPI e Garibaldi. Un rapporto antico, fecondo, quasi inevitabile, che la nostra Associazione intende rinnovare, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con una iniziativa nazionale rivolta ai giovani.
Una “Garibaldeide” di 3 giorni, dal 23 al 25 settembre, che toccherà i luoghi dell’esilio sardo del Nostro: La Maddalena e Caprera. Un viaggio formativo organizzato dal Comitato Nazionale ANPI, dal Coordinamento Regionale ANPI della Sardegna con la collaborazione della Fondazione Giuseppe Di Vittorio.
Riattraversare Garibaldi, dunque. E con i giovani. Perché? II Generale dei generali non smette di essere presente. Nelle ufficialità più disparate, nelle intenzioni più umili, in rumorose iniziative libertarie. I motivi di tanta sequela, quand’anche solo sognata, sono legati a slanci impareggiabili. Italiano, si batteva nel 1840 per I’indipendenza uruguayana, inventando una schiera di audaci in camicia rossa. Difendeva fino allo stremo, e con illustri prodezze d’armi, la Repubblica Romana.
Capeggiava un battaglione di volontari di varie estrazioni – che al nome di Giuseppe Garibaldi letteralmente impazzivano di coraggio – per andare a liberare una Sicilia oppressa dal giogo di una monarchia rozza e oppressiva: la leggendaria impresa dei Mille. C’è di più, non si arricchì. Non pronunciò promesse di convenienza, scorrazzava per il globo per puro altruismo, la libido della carriera non gli apparteneva. E non pretese riconoscimenti. Non gli vennero nell’immediato. All’atto della consegna del Sud, nel celebre incontro di Teano, fu invitato a mettersi da parte. Quella testa “calda” alla nazione non serviva più. E lui obbedì. Ma non scomparve, richiesto a destra e a manca: lo chiamò anche Lincoln. “Uomo della libertà, uomo dell’umanità” lo considerava Victor Hugo.
Un mito – il “Che Guevara dell’800” – che persevera ancora oggi. II suo nome è variamente marchiato in 6.000 comuni d’Italia. Quasi ogni paese ha una statua che lo raffigura. I giovani sono i suoi più accalorati fedeli. Era, d’altronde, inimmaginabile il contrario. Garibaldi odiava le prosopopee. C’era da liberare, e partiva. Uno che parte così non può che ispirare fiducia immediata e brama di farsi liberatore negli spiriti in formazione. È statistica: delle tante pagine di storia impartite nelle aule, una sola non ha mai subito il disonore della polvere: le imprese garibaldine. Schiere di società di sondaggi (Makno, Doxa, Rq, tra le altre) da sempre sono impegnate a tirare le fila della passione dei ragazzi per il Nostro. II risultato è scontato, anche perché oltretutto Garibaldi non mancava di abilità comunicative. Aveva fotografi al suo seguito, che lo ritrassero in pose accattivanti sostenute da avanguardistici blue jeans. Nutriva un culto di sé abbastanza spropositato, cosa che non guasta se può affascinare e indurre a muovere passi di lotta, anche minimi. Ha camminato quel nome, quell’epopea nel tempo. Una parte consistente della Resistenza lo portava come vessillo: le Brigate Garibaldi. Ebbe a scrivere Arrigo Boldrini, Presidente Nazionale dell’ANPI per oltre 60 anni, in un passaggio di un suo articolo pubblicato su Patria Indipendente: «In verità Garibaldi dette un contributo importante per la formazione di una coscienza nazionale, senza la quale non avrebbe potuto svilupparsi, durante la Resistenza, una politica sorretta da profondi ideali di giustizia, di libertà, di progresso e di pace». II suo volto era sulle bandiere dei partigiani, la “purezza”, il disinteresse del suo agire nei loro cuori. II suo nome, poi, è “politico”, da sempre arruolato in tutte le realtà partitiche: è stato garibaldino il PSI, il PCI, il Partito Radicale, il Partito Repubblicano. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Fa comodo un Garibaldi in famiglia. Politico fu anche lui. Nel giovane Parlamento italiano battagliava, poco seguito. Sempre concreto, non aveva velleità da palcoscenico: alla Camera dei Deputati ci sono depositati ben 17 progetti per porre rimedio alle tracimazioni del Tevere. «Voleva rifare il Tevere, dopo aver fatto I’ltalia» ha raccontato in una intervista una sua pronipote. Ebbe tra I’altro grandi intuizioni politiche. Immaginò un futuro che oggi appare come I’uovo di Colombo: gli Stati Uniti d’Europa. Quindi si schierò con la Comune di Parigi nel 1871 e con la Prima Internazionale. II suo fattivo sostegno ai primi esperimenti di forme organizzate della classe lavoratrice può annoverarlo tra gli antesignani del movimento operaio.
Un uomo completo, verrebbe da dire - seppure forse manipolati da un eccesso di considerazione – un grande italiano, contro cui comunque c’è chi non smette di inveire. Qualcuno ancor oggi gli dà del militare improvvisato, inconcludente e nocivo in alcuni casi, nonché del pessimo politicamente. Ma i risultati sono lì a parlare. Non occorrono apologie. Garibaldi parla da sé. Come parlano i tanti segni lasciati nel tempo. In chi oggi lo fissa nelle corde di piccoli e grandi impegni civili, in chi ancora prende appunti nella coscienza leggendo la sua storia.
Giuseppe Garibaldi scorre negli anfratti dei continenti, nelle intelligenze più sensibili, umanitarie, eticamente non inquinate. Ha tanti nomi e tanto futuro ancora.
Per tutto questo andremo di nuovo ad incontrarlo con i nostri ragazzi.

lunedì 12 settembre 2011

ANPI presente alla Marcia della Pace Perugia-Assisi


Roma, 12 settembre 2011 

ANPI per la Marcia della Pace Perugia-Assisi

L’ANPI Nazionale aderisce alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, che si terrà il 25 settembre prossimo, condividendone ragioni e finalità. Nel contempo, richiama la necessità e l’importanza che ogni individuo sia impegnato a costruire e promuovere ogni giorno, nel proprio vissuto personale, la cultura della pace e della nonviolenza, un’operazione “dal basso” senza la quale l’affermazione mondiale della convivenza pacifica rischia di restare solamente una perenne, seppure suggestiva ambizione: “Ognuno di noi deve stare dentro la storia da protagonista, con la propria coscienza, sensibilità e responsabilità” (dal manifesto redatto dalla Tavola della Pace). 
Invita, pertanto, i Comitati Provinciali a parteciparvi con loro delegazioni. 

Il Comitato Nazionale ANPI

giovedì 8 settembre 2011

Nasce la Consulta Antifascista Permanente a Grugliasco

 
Istituzione della 
CONSULTA ANTIFASCISTA PERMANENTE 
Mercoledì 14 Settembre 2011 
ore 17.00 
Sala consiliare "Sandro Pertini" del Municipio di Grugliasco 
piazza Matteotti, 50 

Il Comitato Medaglia d'Argento si riunisce per istituire la Consulta Antifascista Permanente di Grugliasco, l'A.N.P.I. "68 Martiri" sarà attiva e presente: più forza all'antifascismo, più futuro per la democrazia!

martedì 30 agosto 2011

Manifestazione ANPI a Torino per il 25 Aprile


Manifestazione ANPI a Torino  
25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno: SEMPRE!

In relazione al progetto governativo di accorpamento delle festività laiche infrasettimanali alla domenica successiva, l’ANPI Provinciale di Torino ed il Coordinamento delle Associazioni della Resistenza esprimono il proprio totale disaccordo ed indicono una manifestazione regionale per:

Sabato 3 Settembre 2011 
alle ore 16.00
a Torino in Piazza Carignano
25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno: SEMPRE!

Saranno presenti rappresentanti delle Istituzioni, delle Organizzazioni sindacali e culturali. I cittadini sono invitati a partecipare ed a sottoscrivere la petizione per l’annullamento del progetto.

Il Presidente dell’ANPI Provinciale
Diego Novelli


Il ritrovo per noi di Grugliasco è fissato per le ore 15.00 alla stazione metropolitana Fermi di Collegno per dirigerci tutti insieme a Torino con i mezzi pubblici.

venerdì 26 agosto 2011

L'ANPI aderisce allo sciopero generale CGIL del 6 Settembre


L'ANPI aderisce allo sciopero generale CGIL del 6 Settembre 2011
 
Roma, 26 Agosto 2011

L’ANPI, nel denunciare l’iniquità di una manovra finanziaria che comprime pesantemente i diritti del lavoro, manifesta il proprio sostegno allo sciopero indetto dalla CGIL per il 6 settembre prossimo. Occorre un no unitario e responsabile a provvedimenti che, lontano dal risolvere efficacemente la crisi che attraversa il Paese, producono come unico risultato l’aggravamento delle già precarie condizioni di lavoro di tanti italiani.

Resta fermo per l’ANPI, in ogni caso, l’obbiettivo imprescindibile dell’unità sindacale, particolarmente importante e decisiva in momenti così difficili per la vita del Paese.

IL COMITATO NAZIONALE ANPI

mercoledì 24 agosto 2011

Intervista a Carlo Smuraglia: "25 Aprile e 1° Maggio non si toccano!"

“25 aprile e 1° maggio non si toccano”. Intervista a Carlo Smuraglia (Anpi) 

Cancellare le feste laiche (ma non quelle religiose) per fronteggiare la crisi? “E’ una misura irrilevante – afferma Carlo Smuraglia, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (ANPI) e per alcuni aspetti anche controproducente dal punto di vista della cosiddetta produttività. Ma in realtà l’intento è un altro: si vuole portare a compimento "un’opera di revisione costituzionale e di cancellazione della memoria. Noi non ci stiamo, lanciamo un appello alle forze sane del Paese e al mondo dell’informazione. Serve una rivoluzione culturale”.

Qualche giorno fa Gaetano Saya, ex massone e leader del MSI -  Destra nazionale e ideatore delle "ronde nere" - si è lanciato in una nuova campagna al grido di: cacciamo gli stranieri, gli omosessuali, ripristiniamo la pena di morte e limitiamo la libertà di stampa. E’ il delirio di un folle isolato o il sintomo di un degrado politico e civile?

Sono dichiarazioni farneticanti. Credo tuttavia che sia uno dei tanti gravi sintomi di un malessere del Paese. Se l’Italia attraversa un momento di crisi la spinta dovrebbe essere quella all’unità nazionale. Ed è quantomeno singolare che proprio in un momento come questo vengano fuori manifestazioni di razzismo e odio. Se nemmeno in una simile fase storica non si trova un’intesa su alcuni punti di fondo e assistiamo a tali esternazioni - e Saya purtroppo è in buona compagnia - vuol dire che c’è una grave malattia in questo Paese che non si riesce a rimuovere.

Malattia che sembra estendersi anche ad altri Paesi. Ai Mondiali di canoa in Ungheria sul podio hanno rispolverato la strofa di un inno nazista al posto di quello tedesco… Il morbo infetta tutta l’Europa?

 Se non tutta, qua e là sembra riaffiorare un po’ ovunque. Cosa perseguono? Riportare l’Europa ai tempi del nazismo? In cosa credono? Oltre ad essere gravi e pericolosi questi episodi sono anche decisamente irrazionali perché non hanno sbocchi né prospettive né si può pensare che possano essere “contagiosi” perché il buon senso, almeno per adesso, in Europa prevale.

Tornando all’Italia nella manovra del governo c’è la proposta di cancellazione di alcun feste tra cui il 25 aprile, il 1° maggio, il 2 giugno…. 

 Solo feste laiche tra l’altro. Piuttosto singolare. Se si tratta di sacrifici dovrebbero riguardare tutti senza distinzione di religione…

Si sostiene che tale abolizione potrebbe contribuire a fronteggiare la crisi…  

Ho sentito l’opinione di numerosi economisti e la stragrande maggioranza di questi sostiene che si tratti di un misura irrilevante e per alcuni aspetti anche controproducente dal punto di vista della cosiddetta produttività. E non ho visto nessuno sostenere con forza e competenza le ragioni di una misura di questo genere. Ci deve essere un intento diverso.

Quale?  

Quello di proseguire un’operazione di sradicamento della memoria già iniziata dal momento che in più di un’occasione si è cercato di mettere in discussione queste ricorrenze. Come si fa a pensare di sopprimere commemorazioni profondamente radicate come il Primo Maggio che appartiene ad una tradizione remotissima e fondante a partire dall’articolo 1 della Costituzione? O il 25 aprile e il 2 giugno che rappresentano la base della nostra convivenza democratica attuale, la libertà del paese e la Repubblica?

Su “la Padania” si propone di festeggiare insieme 25 aprile e San Marco… 

Un concetto di nazione piuttosto incompiuto. 25 aprile e 1 maggio sono feste di tutti perché così ha decretato la legge e il parlamento italiano. E’ la strada su cui camminiamo. Ed è doloroso che non si pensi soprattutto al fatto che il 25 aprile è costato centinaia di migliaia di morti sui quali,  come diceva Calamandrei, si è costruita la nostra Costituzione.

Eppure non c’è stata una indignazione così capillare di fronte a questa proposta. Chissà se fosse successo all’estero… 

Concordo con quanto scritto da Alessandro Pace su Repubblica. Ben altra sarebbe stata la reazione dei francesi se qualcuno avesse proposto di spostare la data del 14 luglio (la Presa della Bastiglia, ndr) o quella degli americani se fosse stato messo in discussione il giorno dell’indipendenza…

Una proposta da rigettare completamente quindi?

Sì, perché sono fermamente convinto che ci siano tante altre misure, diverse ed eque che si potrebbero adottare senza sacrificare valori fondamentali.

La cancellazione della memoria non passa solo attraverso le leggi… Ogni anno c’è chi vorrebbe mettere le mani sui libri di testo scolastici… 

Penso che ci sia un profondo problema culturale nel Paese e su questo dobbiamo intraprendere una forte iniziativa. Se non riusciamo a creare un sentimento comune che parta dai valori fondamentali su cui si regge la nostra storia e se non riusciamo a farlo partendo dalla scuola questo paese non decollerà mai come una democrazia veramente concreta e compiuta. E’ a scuola che si preparano gli artefici della democrazia.

Articolo21 ha lanciato un appello rivolto anche al mondo dell’informazione affinchè dia spazio alle tante voci contrarie alla “macelleria sociale e costituzionale” perpetrata tra provvedimenti che ledono i diritti dei lavoratori e ipotesi scellerate di revisione della Carta.    

Un appello che condivido in pieno. Ed è giusto che sia rivolto al mondo dell’informazione il cui ruolo è fondamentale. I giornalisti devono sentire il peso della propria responsabilità non solo dando le notizie ma cercando anche di contribuire ad accrescere il grado di coscienza civile. E magari dovrebbero anche imparare ad usare più cautela nel dare le notizie.

Allude alla strage di Oslo attribuita inizialmente al terrorismo islamico per poi scoprire che si trattava di un fondamentalista cristiano e neonazista?   

Quella vicenda dovrebbe servire da lezione per chi fa informazione e che spesso percorre la strada più rapida dando per scontate delle responsabilità e facendo così un cattivo servizio: se si insinuano sentimenti negativi poi è difficile recuperare…

L’informazione però, specie in internet ultimamente, è anche quella attraverso cui si propagano grandi mobilitazioni. Giornali on line, siti internet, blog, social network… 

Un fenomeno straordinario come abbiamo avuto modo di vedere in occasione dei referendum dove l’effetto dei  mezzi cosiddetti non tradizionali è stato superiore a quello dei media “convenzionali.”.

E’ solo un fenomeno della rete o c’è un fermento crescente anche nell’impegno civile tradizionale? L’ANPI è un’associazione di partigiani eppure sono molti i giovani che vi aderiscono… 

Sono tanti e anche inaspettatamente, e portano con sé speranze e attese che talvolta sembrano anche eccessive rispetto a ciò che un movimento come il nostro può fare. Ma è importante e incoraggiante perchè fortifica le nostre speranze e il nostro impegno per un futuro migliore. 


di Stefano Corradini, fonte: Articolo21

domenica 14 agosto 2011

ANPI Nazionale: NO all'abolizione del 25 Aprile!


NO ALL'ABOLIZIONE DEL 25 APRILE! 

Roma 14 Agosto 2011 

"Da quanto si apprende dai giornali, tra i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare - in relazione all'aggravarsi della crisi - ci sarebbe quello dell'accorpamento di alcune feste "non concordatarie" nella domenica più vicina oppure al lunedì. Ancora una volta saremmo di fronte ad una misura che molti considerano di scarsissima efficacia e poco corrispondente all'equità e alla ragionevolezza, sempre necessarie quando si richiedono sacrifici. Un provvedimento che, guarda caso, iguarderebbe le uniche festività laiche sopravvissute (25 aprile, 1 maggio, 2 giugno), dotate di grande significato storico e di notevolissima valenza politica e sociale. 
L'ANPI, portatrice e sostenitrice dei valori che quelle festività rappresentano, non può che manifestare la propria, vivissima preoccupazione e chiedere con forza un ripensamento che escluda misure di questo genere, prevedendone altre che siano fornite di sicura e pacifica efficacia, non contrastino con valori storico-politici da tempo consolidati e soprattutto corrispondano a criteri di equità politica e sociale". 

IL COMITATO NAZIONALE ANPI

sabato 13 agosto 2011

L'ANED contro l'abolizione del 25 Aprile


13 Agosto 2011


Berlusconi e La Russa provano a cancellare il 25 aprile 

Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica. 
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire. 
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese. 
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega. 
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno! 

Dario Venegoni, Vicepresidente ANED - Associazione Nazionale Ex Deportati Politici nei campi nazisti

venerdì 15 luglio 2011

ANPI "68 Martiri" di Grugliasco sul TAV


15 Luglio 2011

L’A.N.P.I. “68 Martiri” Grugliasco sul TAV

VISTO
  • l’art. 2 della Costituzione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;
  • l’art 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”;
  • l’art.21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”;
  • l’art. 41 della Costituzione: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”;
  • l'art. 42 della Costituzione: "La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale";
  • l’art. 2 lettera m) dello Statuto Nazionale dell’ANPI, che afferma che “l’ANPI ha lo scopo di: dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione”;
  • il documento politico approvato all’unanimità dal 15° Congresso Provinciale ANPI di Torino del 16 gennaio 2011 nel quale si afferma: “che gli investimenti pubblici debbano essere realizzati con il reale coinvolgimento delle popolazioni e delle Istituzioni locali in un confronto dialettico che percorra ed esamini tutte le possibili opzioni, nel rispetto dell’Articolo 41 della Costituzione”;
  • il comunicato della Presidenza Provinciale ANPI di Torino del 30 maggio 2011;
  • i documenti e i comunicati delle Sezioni ANPI di Nizza Lingotto, Chivasso, Martinetto, e del coordinamento delle dieci sezioni della Valle Susa e Val Sangone scritti tra l’11 dicembre 2010 e il 1° luglio 2011;
  • il documento scritto da Alessandra Algostino, Professore associato di Diritto Costituzionale Comparato dell’Università degli Studi di Torino, intitolato “NO TAV e Costituzione”;
  • l’appello unitario di centinaia di associazioni democratiche per il ripristino della legalità e della democrazia in Valle Susa del 7 giugno 2011;
  • gli appelli “Fermiamoli” del 26 giugno 2011 e “NO TAV Bene Comune” del 6 luglio 2011 firmati da numerosi intellettuali e amministratori antifascisti di livello nazionale e internazionale per la smilitarizzazione del territorio e per il ritorno al confronto politico e democratico;
  • l’approvazione del documento a sostegno dell’opera votato all’unanimità da tutte le forze politiche rappresentate alla Camera dei Deputati;
TENUTO CONTO
  • che in Val di Susa è in corso un’emergenza democratica;
  • che l’ANPI si è espressa e si esprime sull’emergenza democratica, sui diritti e su quanto previsto dalla Costituzione e non sull’opportunità ne sulla fattibilità dell’opera;
  • che il dissenso è tutelato dalla Costituzione ed è legittimato nei limiti della legalità;
CONSIDERATO
  • quanto emerso dal confronto nel comitato di sezione nella riunione del 10 giugno 2011;
  • quanto emerso dal confronto, sia diretto e sia telematico, tra i militanti della sezione nel periodo giugno-luglio 2011;
  • quanto emerso dal confronto tra il comitato di sezione e gli iscritti durante la riunione apposita del 6 Luglio 2011;
  • quanto emerso dal confronto nel comitato di sezione nella riunione del 15 luglio 2011;

la Sezione A.N.P.I. “68 Martiri” di Grugliasco

CONDIVIDE E SOTTOSCRIVE
  • il documento della Presidenza Provinciale ANPI di Torino del 30 maggio 2011;
RICONOSCE
  • al Movimento NO TAV piena legittimità di dissenso e di resistenza civile, in quanto nella sua storia ultraventennale ha dimostrato la propria natura antifascista, democratica e non violenta, tipica dei movimenti popolari radicati sul territorio;
  • ai Comitati NO TAV la funzione costituzionale di presidio della democrazia, vissuto con metodo assembleare e comunitario, praticato come luogo sociale attivo e dinamico volto all’educazione e alla formazione di cittadini liberi, informati e consapevoli, in sintonia con i valori ed i principi della Costituzione nata dalla Resistenza;
  • alle centinaia di gruppi, associazioni e soggetti che partecipano al Movimento NO TAV il ruolo di promotori della cultura dei diritti umani e dei beni comuni, per una transizione a stili di vita sostenibili, il progresso civile, la tutela dell’equilibrio tra azione antropica e territorio montano;
  • a tutti i lavoratori il diritto inviolabile di svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza;
  • all’ANPI, a qualsiasi livello, di esprimersi legittimamente su questioni che riguardano la democrazia, i diritti e la Costituzione;
ESPRIME
  • la propria solidarietà a quanti, cittadini, lavoratori, studenti, disoccupati, pensionati, famiglie della Valle Susa, vivono con preoccupazione e apprensione la trasformazione di un un’opera pubblica civile in una questione di ordine pubblico;
  • la propria preoccupazione in seguito alla degenerazione dei tavoli politici e tecnici in militarizzazione del territorio;
  • la differenza, in modo chiaro e inequivocabile, tra la Resistenza al nazifascismo, che fu lotta armata organizzata contro l’invasore nazista e la dittatura fascista, e la resistenza civile e non violenta del Movimento NO TAV;
CONDANNA CON FERMEZZA
  • la militarizzazione del territorio;
  • l’uso della violenza sotto qualsiasi forma e da qualsiasi parte provenga;
  • l’infiltrazione di individui violenti all’interno del Movimento NO TAV;
  • la propaganda dei mezzi di comunicazione che, salvo poche eccezioni, non stanno rappresentando la realtà dei fatti, in particolare sui costi dell’opera e sulle motivazioni tecniche di opposizione all’opera;
AUSPICA
  • l’immediata smilitarizzazione del territorio;
  • il ripristino della legalità democratica;
  • la riapertura in tempi rapidi del confronto politico, democratico e tecnico;
  • la divulgazione da parte dei mezzi di comunicazione delle ragioni democratiche e delle motivazioni tecniche di opposizione all’opera documentate dal Movimento NO TAV in oltre vent’anni di raccolta dati e di partecipazione dei cittadini;
  • la restituzione alla cittadinanza del Museo Archeologico di Chiomonte, situato in località Maddalena e di tutti i siti ad esso collegati, per la fruizione locale, naturalistica, culturale, scientifica, accademica e turistica in generale;
  • l’avvio all’interno dell’ANPI a tutti i livelli e in tempi ragionevoli di un confronto sull’emergenza democratica attualmente in corso in Valle Susa;
RICHIEDE
  • al Comitato Provinciale, all’Esecutivo Provinciale e alla Presidenza Provinciale ANPI di Torino di avviare in tempi ragionevoli e tenendo conto della massima disponibilità delle Sezioni, un confronto apposito interno all’ANPI, in particolare con il supporto delle Sezioni del territorio maggiormente interessate dall’opera, per la condivisione di informazioni e riflessioni sull’emergenza democratica attualmente in corso in Valle Susa;
INVITA
  • le altre sezioni ANPI del territorio provinciale di Torino a prendere visione dei documenti citati e a discutere la questione;
  • il Comitato Provinciale, l’Esecutivo Provinciale, la Presidenza ANPI di Torino e i responsabili delle commissioni di lavoro provinciali ad avviare all’interno dell’ANPI, da settembre in poi e a tutti i livelli oltre che con l’ausilio di studiosi ed esperti, un confronto e un’analisi sui beni comuni, sulla relazione tra democrazia e territorio, distribuzione delle risorse, limiti dello sviluppo e transizione a stili di vita più sostenibili, in continuità con le decisioni del recente Congresso ANPI Nazionale, in continuità con il pensiero di Aurelio Peccei, intellettuale antifascista torturato nella famigerata caserma di via Asti a Torino nel 1944, in continuità con la vittoria dei referendum del 12 e 13 giugno 2011 su acqua, energia e giustizia, e coerentemente con il prosieguo della ”nuova stagione dell’ANPI”, affinché questa si traduca concretamente in cammino collettivo per la costruzione di modalità e pratiche unitarie, nella pluralità e nella diversità, per l’antifascismo del XXI secolo.

lunedì 4 luglio 2011

8 Luglio in Sezione: rinfresco dell'arrivederci a Settembre


Rinfresco dell'Arrivederci a Settembre
Venerdì 8 Luglio 2011
ore 16.00 - 19.00
Sezione ANPI "68 Martiri" Grugliasco, via La Salle 4 - secondo piano

Un simpatico rinfresco offerto dalla Sezione per salutare iscritti e simpatizzanti prima delle vacanze, dopo un anno di intensa attività e di grande partecipazione!
Passa anche tu a salutare, bere o mangiare qualcosa!

mercoledì 15 giugno 2011

ANPI Nazionale: NO al riconoscimento dei repubblichini di Salò!


Roma, 15 Giugno 2011

L’ANPI CONTRO LA PROPOSTA DI LEGGE FONTANA CHE RICONOSCE GIURIDICAMENTE I REPUBBLICHINI DI SALO’: “E’ UN ASSALTO REAZIONARIO ALLA STORIA, NON DEVE PASSARE”

Un altro, gravissimo, assalto reazionario alla storia. Un’altra offesa ai combattenti per la libertà.

La proposta di legge “Fontana” (n. 3442), approvata di recente in Commissione Difesa della Camera, prevede il riconoscimento giuridico e quindi la concessione di contributi finanziari pubblici a tutte, indistintamente, le associazioni combattentistiche e d’arma. Previo il parere del Ministro della Difesa, che acquisirebbe, in tal senso, un vero e proprio strapotere.

Tutte le Associazioni. Un vergognoso e pericoloso riconoscimento e lasciapassare, dunque, anche a quelle, e non sono poche, che richiamano la loro azione e la loro spinta ideale al “patriottismo” repubblichino, a quella illegittima costruzione (la R.S.I.) che contribuì fattivamente alla follia criminale e omicida dei nazisti.

Un assalto, che si va così completando dopo la proposta della destra governativa di abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista; dell’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui “crimini” dei partigiani e di un’altra sull’ “imparzialità” dei libri di storia.

L’ANPI chiede a tutti i suoi iscritti, agli antifascisti e ai democratici di far sentire la loro voce per impedire questo ennesimo tentativo di negare la nostra storia e la Resistenza, offendendo la memoria dei Caduti per la libertà.

L’impegno di tutti noi è decisivo, come nel passato quando si impedì l’approvazione della famigerata 1360 che pretendeva di equiparare i partigiani ai militi della RSI.

Anche questo nuovo tentativo non deve passare.

IL COMITATO NAZIONALE ANPI

martedì 14 giugno 2011

Referendum: una grande vittoria della Democrazia


13 Giugno 2011

Una grande vittoria della democrazia

Nonostante gli ostacoli, i tentativi di oscuramento e di depotenziamento dei referendum, i cittadini italiani hanno dimostrato, ancora una volta e con grande chiarezza, la volontà di riappropriarsi dei propri diritti fondamentali. Dal 13 febbraio ad oggi, si sono moltiplicate le dimostrazioni concrete di un forte desiderio, di una diffusa volontà di partecipazione, che fanno sperare bene per il futuro. Si apre ora una nuova fase della vita democratica del nostro Paese, alla quale confidiamo che daranno il loro contributo tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia, l’attuazione dei principi della Carta Costituzionale e l’effettività dei diritti civili, politici ed umani. L’ANPI non mancherà di recare – come sempre - il proprio fattivo contributo"

Carlo Smuraglia
Presidente Nazionale ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

lunedì 6 giugno 2011

ANPI Nazionale: tutti a votare 4 SI ai referendum del 12 e 13 giugno


Roma, 6 giugno 2011

L’ANPI sui referendum del 12 e 13 giugno: “tutti alle urne per una nuova ventata di libertà, di equità e di giustizia”

Il Congresso Nazionale dell’ANPI ha approvato, all’unanimità, a Torino, un ordine del giorno di pieno sostegno e di piena adesione ai referendum.
E’ dovere di tutti gli organismi dell’ANPI e di tutti gli associati di mobilitarsi e di fare tutto il possibile (ed oltre) perché un gran numero di cittadini si rechi alle urne, domenica 12 e lunedì 13 giugno, affinché sia raggiunto il quorum necessario.
Il referendum è un diritto previsto espressamente dalla Costituzione e rappresenta un’essenziale e diretta manifestazione di volontà del popolo sovrano.
Soprattutto quando sono in gioco beni comuni e diritti fondamentali, costituzionalmente tutelati, la manifestazione del voto, in occasione di un referendum, è anche un dovere di solidarietà politica e sociale, a cui nessuno dovrebbe sottrarsi.
Il 12 e 13 giugno, peraltro, si dovrà esprimere un voto positivo, rispondendo con un fermo e sicuro “SI” ad ognuno dei quesiti, perché in questo modo non solo si contrasteranno i tentativi di privare i cittadini di un diritto fondamentale, ma si dirà, anche, una parola decisiva su questioni di estrema importanza per la nostra vita e il nostro futuro, questioni che riguardano l’energia, l’ecologia, il benessere, la giustizia, l’uguaglianza, insomma beni e diritti comuni, particolarmente collegati alla persona.
Tutti alle urne, dunque, per una nuova ventata di libertà, di equità e di giustizia, insomma per una nuova e grandiosa manifestazione di democrazia.

Il Comitato Nazionale ANPI

sabato 4 giugno 2011

Canzone "i 4 SI" per i referendum del 12 e 13 giugno


"I 4 SI" ovvero "La canzoncina dei referendum di giugno"

Musica dalla canzone tradizionale e popolare "Le tre bandiere"
Testo abbozzato dai militanti della sezione ANPI "68 Martiri" di Grugliasco (TO) durante l'ultimo weekend di formazione interna del 21 e 22 maggio 2011, campeggio a Perrero (TO) www.anpigrugliasco.blogspot.com


Ai referendum noi votiamo SI
ai referendum noi votiamo SI
è una questione di Costituzione
ai referendum noi votiamo SI
è una questione di Costituzione
ai referendum noi votiamo SI

Quesito 1
L'acqua privata la vogliamo no
l'acqua privata la vogliamo no
perché l'acqua è un bene comune
tutte le persone ne han diritto a un po'
perché l'acqua è un bene comune
tutte le persone ne han diritto a un po'

Quesito 2
L'acqua merce lo vogliamo no
l'acqua merce lo vogliamo no
si scrive acqua ma è democrazia
fuori i profitti dall'H2O
si scrive acqua ma è democrazia
fuori i profitti dall'H2O.

Quesito 3
Il nucleare lo vogliamo no
il nucleare lo vogliamo no
perché ci piace un po' di più il solare
il nucleare lo vogliamo no
perché ci piace un po' di più il solare
il nucleare lo vogliamo no

Quesito 4
L'impedimento lo vogliamo no
l'impedimento lo vogliamo no
perché la legge è uguale per tutti
per belli e brutti quindi anche per te
perché la legge è uguale per tutti
per belli e brutti quindi anche per te

Ai referendum vota 4 SI
ai referendum vota 4 SI
è una questione di Costituzione
ai referendum vota 4 SI
è una questione di Costituzione
ai referendum vota 4 SI


Referendum del 12 e 13 Giugno 2011: vota e fai votare 4 SI!

venerdì 3 giugno 2011

Carlo Smuraglia: discorso del 2 Giugno 2011 a Milano


2 giugno - Festa della Repubblica e della Costituzione

Prima di tutto, un saluto ai milanesi, con i quali - in questi giorni - ci siamo visti piuttosto spesso e sempre in allegria.
Ma subìto dopo voglio inviare un caldissimo saluto ai tanti - dell’ANPI e della CGIL, soprattutto - che sono venuti da altre Regioni, spesso lontane, per partecipare a questa festa e per riflettere con noi sulle prospettive. A loro, un saluto ed un grazie particolare.
Abbiamo avuto finalmente un grande giorno, non solo qui ma in tutta Italia.
Avevamo recepito segnali, creato occasioni, cercato di collegare, ma ci voleva un momento di sintesi. Ed è stato bellissimo. Grandiosa la festa, grandioso l’entusiasmo, grandiosa la felicità che sprizzava dai centomila in Piazza Duomo, che esprimevano gioia, volontà di riscatto, speranza, mescolata a certezza. Ed è stato magnifico il saluto all’ANPI; al solo pronunciarne il nome, un applauso imponente e poi alto, spontaneo, gioioso, il canto di Bella ciao; è una canzone a noi cara, da sempre, ma cantata da centomila persone è apparsa ancora più bella e emozionante. Un momento indimenticabile, lo assicuro a chi non c’era, un momento, per tutti, di gioia e commozione al tempo stesso.
Oggi, la festa non è finita, ma è un’altra cosa; oggi ripetiamo, insieme, undici associazioni, promotrici, ma con tante e significative adesioni, di Associazioni e di singole personalità, la manifestazione dello scorso anno, con cui festeggiammo insieme Repubblica e Costituzione. Festeggiare, per noi, non vuol dire solo “festa” nel senso classico della parola, ma significa anche riflettere, fare un bilancio, valutare le prospettive.
Una Repubblica che spesso appare a rischio, nei suoi fondamenti, nelle sue strutture, perché la Repubblica è fatta di regole, di istituzioni, di un sistema organizzativo, ma è fatta di princìpi e di valori prima di tutto.
E questa Repubblica è scaduta ad un livello sempre più basso; gli scandali non solo privati del Presidente del Consiglio, l’arroganza del potere, il trasformismo in Parlamento, quale non si ricordava dagli inizi del ‘900, al livello di una compravendita e della mancanza totale di coscienza morale, l’attacco reiterato e continuato, sempre più aspro, alle istituzioni di garanzia, alla Magistratura, alla Corte Costituzionale, al Presidente della Repubblica (anche se, per quest’ultimo, in forme più insinuanti, come non rispondere ai suoi accorati appelli o mostrare ossequio e poi non tenerne alcun conto), soprattutto l’ostinato disprezzo delle regole; e la caduta di ogni dignità anche all’estero (chi non ricorda, da ultimo, l’approccio lamentoso del Presidente della Repubblica a Obama e al Presidente russo, al G8?; io mi sono sinceramente vergognato per lui e per il nostro Paese), l’impossibilità del confronto, il vuoto legislativo, le Camere ridotte ad esecutrici dell’agenda dettata dalla maggioranza, sottoposta ad una sequenza di decreti legge e provvedimenti omnibus, nonché a continue votazioni di fiducia, mentre il Paese, il Paese reale, brucia.
Che ne è di una Repubblica democratica quando escono dati come quelli dell’Istat, che descrivono una condizione femminile, una condizione di giovani e meno giovani, senza lavoro o con lavoro precario? Soprattutto quando ci parlano di 2 milioni di persone, tra i 18 e i 30 anni, che non solo non lavorano, ma hanno perso ogni speranza e non cercano neppure più lavoro. Che ne è di una Repubblica democratica quando, a tutti questi diseredati, resta solo l’arte di arrangiarsi?
E in più, manifestazioni aperte di razzismo e di disuguaglianza, manifestazioni continue di fascismo e nazifascismo, che sfidano apertamente il carattere democratico che dovrebbe avere questa Repubblica.
E non va meglio, per quanto riguarda la Costituzione. Non sono solo gli attacchi a questa o quella norma, i progetti di riforma “epocali”, i disegni di legge depositati in Parlamento ma pronti a spiccare il volo alla prima occasione. E non mi stancherò mai di ripetere che ciò a cui bisogna porre attenzione non sono solo le proposte di modifica, che spesso sono soltanto “manifesti”, o dichiarazioni di intenti”, ma le violazioni silenziose, il disprezzo più o meno evidente per i princìpi e i valori, l’abitudine di disattendere, nei fatti, il dettato costituzionale. Penso agli accordi Fiat ed alle decisioni di Marchionne a fronte dell’art. 41 della Costituzione, che vuole il rispetto della libertà, dignità e sicurezza della persona e richiama l’imprenditore privato al concetto di utilità sociale. Penso agli applausi che salutano nell’assemblea degli industriali l’amministratore delegato della Thyssen, condannato per l’omicidio, fra atroci sofferenze, di otto persone; applauso a cui si accompagna un giudizio ancora peggiore, secondo il quale certe sentenze impediscono che gli stranieri vengano ad investire in Italia. Che significa non avere rispetto non solo per le regole della sicurezza, ma neppure per la morte di alcuni lavoratori e la distruzione della vita di tante famiglie.
E colpisce un Parlamento in cui è solo il Governo che impone le priorità, suona l’adunata quando c’è una legge che ritiene utile ai suoi interessi e mercanteggia i voti.
In questo sta lo svilimento della Costituzione, la sua negazione nei fatti; così come lo è il decadimento della scuola pubblica, dello spettacolo, della cultura, dell’arte; e come lo è la mancanza di prospettive e di speranze per i giovani, la negazione della libertà e indipendenza dell’informazione.
Certo, questo quadro ha avuto e sta avendo alcune correzioni; ci sono - lo abbiamo già detto - segni di riscossa; l’indifferenza sembra sfumare sullo sfondo ; molti cittadini acquistano consapevolezza della situazione e cominciano non solo a gridare “basta”, ma a dimostrare con fatti ed azioni precise che considerano superato il limite della tolleranza. In altre parole, più semplici, non se ne può più; e c’è gran voglia di reagire, di farsi sentire, di tornare ad essere protagonisti, in nome della Costituzione e della democrazia.
E si colgono segni concreti. Mezza Italia che vive in modo nuovo, città che parevano condannate al malgoverno e improvvisamente si riscattano; Milano che vede tornare al governo della città le forze democratiche dopo ben diciotto anni; Napoli che rivela un improvviso e importante desiderio di legalità, e così Novara, Trieste, Cagliari; e qui da noi Rho, Desio e perfino Arcore, la tana del lupo che si apre alla democrazia.
Segnali che ci fanno gioire, ma che non devono creare illusioni.
Prima di tutto, perché se la destra deve fare serie riflessioni sulla sconfitta, l’opposizione e il centro sinistra non possono fare a meno di riflettere sui propri errori e sulle proprie debolezze.
Guai se non lo facessero, nel momento in cui è necessario andare avanti, consolidare i successi, trasformandoli in vittoria politica, che lasci il segno non solo a livello locale e nelle situazioni locali, ma al centro, in Parlamento, nel Governo.
Una riflessione che deve avere, a mio parere, due obiettivi:
- Il primo, l’unità di tutte le forze democratiche e antifasciste; so che è difficile, ma io non mi riferisco ad un fenomeno organico, ma ad un’alleanza che rispetti le singole autonomie, ma ne cerchi i punti in comune, li faccia sentire e sia capace di esprimerli ai cittadini, che sono stanchi di diatribe e vogliono unità di intenti, collaborazione, sforzo comune. Con questa manifestazione diamo un piccolo esempio, perché essa nasce dall’intesa di undici associazioni ed abbiano il dovere, di anno in anno, di estenderla e rafforzarla; ma essa deve avere riflessi non solo nelle grandi occasioni, ma nella stessa vita quotidiana, di fronte ai singoli problemi ed assumere carattere di continuità.
- Il secondo, implica lo sforzo di creare e rendere evidente l’alternativa; bisogna cioè riuscire a contrapporre a chi vuole condurci verso l’oscurità, verso il populismo e l’autoritarismo e verso il degrado, la forza della democrazia, un progetto visibile, una linea su cui si possa intravvedere il futuro, senza deviazioni e tenendo ferma la barra della dignità e dell’equità.
Questo è il punto più delicato, perché il difetto di una vera progettualità è tangibile e visibile per chiunque. Ma senza di esso, si resta fermi nella protesta e basta. Ci sono modelli alternativi rispetto ai ricatti di Marchionne?
Certamente si, ma bisogna svilupparli, costruirli e metterli in campo. Ci sono possibili modelli di sviluppo, in un Paese stanco e immobile, senza sviluppo e senza lavoro? Certamente, sì, ma bisogna smettere di piangersi addosso invece di confrontarsi a fondo sui problemi concreti; bisogna riflettere, bisogna costruire, con l’apporto di tutti, e dimostrare ai cittadini che non siamo condannati al degrado, che la soluzione c’è ed esiste chi è pronto a portarla avanti.
C’è un modo diverso di vivere la politica, fondandosi sulla morale e sulla correttezza? Certamente si. Ma è ora, finalmente, non di predicarlo, ma di mostrare concretamente come si deve agire, nella vita comune ed in quella politica, corrispondendo a criteri di profonda eticità.
Ecco, queste sono le linee che dobbiamo indicare anche in un giorno di festa, se vogliamo che essa continui e si trasformi in una nuova fase della vita del Paese.
Con un ultimo avvertimento. Se fino a qualche giorno fa, cercavamo di astenerci da previsioni sull’esito del voto se non altro per scaramanzia, adesso bisogna convincersi che non abbiamo ancora superato le difficoltà, insomma non abbiamo ancora vinto definitivamente e dobbiamo fare attenzione ai colpi di coda. Il gigante atterrato può rialzarsi e colpire duramente, anche per vendetta; il desiderio di rivincita può produrre effetti devastanti.
E non basta: l’apertura di una sede di Casa Pound a Milano, in una zona come Quarto Oggiaro, non può che destare serie preoccupazioni, facendoci convinti che occorre più che mai battere ogni rigurgito di fascismo e nazifascismo, purtroppo sempre in agguato.
Bisogna sapere tutto questo ed essere preparati. Insomma, come in un film Western, bisogna fare festa, ma bisogna lasciare al loro posto le sentinelle e tenere gli occhi aperti; e dopo la festa, lavorare.
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel disciplinare le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità, non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma equipara tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposto dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, e bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato. Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, nonché l’appoggio dei cittadini; e mobiliteremo i nostri iscritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega ed offende la nostra storia, la Resistenza e i Caduti per la libertà.
Può darsi che qualcuno trovi che è presto per tutto questo ragionamento e che adesso bisogna godersi la festa. Ma la nostra proposta non è quella di non gioire e festeggiare, ma quella – semmai – di restare vigilanti, di non sedersi sugli allori e convincersi che c’è ancora un lungo cammino da percorrere. Sta a noi accelerarlo, sta a noi trasformare la riscossa di un momento in una vera e definitiva vittoria, sta a noi risollevare il Paese dal degrado e dalla rovina, per tornare alla Costituzione, ai princìpi, ai valori, alla democrazia, alla libertà, insomma per costruire un’Italia diversa, quale la volle la Resistenza, un’Italia serena e felice, fatta di sviluppo, di lavoro, di cultura, di buona scuola, di ricerca, di convivenza civile, contro le disuguaglianze e il razzismo. Insomma, bisogna provocare una scelta definitiva tra l’Italia dei poteri forti, dei prepotenti, dei furbetti, degli immorali e l’Italia dell’Unità, della democrazia e dell’antifascismo. Siamo qui per questa Italia, nel 150 anniversario della sua Unità; facciamola crescere, facciamola diventare adulta e democratica, per noi e per i nostri figli, per i nostri nipoti, soprattutto per un avvenire migliore.
E poiché abbiamo alle porte un’altra prova importante, della quale avevano tentato di privarci, i referendum, cogliamo l’occasione, dimostrando prima di tutto che vogliamo esercitare questo diritto fondamentale della democrazia, andando tutti a votare; in secondo luogo, votando SI a tutti i quesiti (nucleare, acqua, legittimo impedimento), perché si tratta di decidere, in definitiva, su beni comuni, che riguardano la nostra vita e il nostro futuro e sul principio di uguaglianza, che è il fondamento della democrazia. Tutti alle urne, dunque, il 12 e il 13 giugno. C’è stato, anni fa, qualcuno che ha invitato i cittadini – in simili occasioni – ad andare al mare. Quell’appello, ingiusto e contrario al dovere di un uomo di Stato, non gli portò fortuna. Dimostriamo anche oggi che vogliamo essere padroni del nostro destino ed esercitare un diritto che la Costituzione ci riconosce, ma che in qualche modo è anche un dovere morale quando si tratta di beni comuni e di problemi che attengono alla persona nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Ma si tratta, soprattutto, di dare una prova definitiva di un fatto che certo non piacerà a chi ci governa, che cioè siamo ormai in cammino e non intendiamo fermarci: un cammino che conduce verso un’Italia più civile, più democratica, più antifascista, fondata sulle regole ed i princìpi di una Costituzione conquistata col sangue dei combattenti per la libertà.

Carlo Smuraglia
Presidente Nazionale ANPI

mercoledì 1 giugno 2011

Il PDL ci riprova: i reduci di Salò come i partigiani. Smuraglia: si nega la storia


Il Pdl ci riprova: i reduci di Salò come i Partigiani. Smuraglia: si nega la storia

Ho detto due sere fa, in Piazza Duomo, in un momento di collettiva euforia per l'elezione del candidato sindaco del centro sinistra, Giuliano Pisapia, che bisogna essere sempre vigilanti e non distrarsi anche nei momenti di festa, perché i pericoli sono sempre in agguato. Il richiamo era fondato.

Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò.

E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.

Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.

Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.

Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale ANPI

Milano, 1 giugno 2011

martedì 31 maggio 2011

Il PDL ci riprova: i fascisti come i Partigiani

IL PDL CI RIPROVA, I REPUBBLICHINI COME I PARTIGIANI. 
ENNESIMA PROPOSTA VERGOGNOSA!

Le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò potrebbero avere lo stesso riconoscimento dell'ANPI e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali: l'apertura è prevista da una proposta di legge del PDL al voto della commissione Difesa della Camera. Ma è scontro con le opposizioni.
La proposta di legge, di cui Gregorio Fontana è il primo firmatario, nasce dalla volontà di dotare le associazioni ex combattentistiche di una personalità giuridica, visto che tra l'altro ricevono dei fondi dal ministero della Difesa (tra il 2009 e il 2011 hanno ricevuto 1,5 milioni annui complessivamente). Il provvedimento stabilisce i requisiti perché queste associazioni ricevano il riconoscimento di Associazioni di interesse delle Forze Armate: tra i requisiti ci deve essere la loro apoliticità e che i loro statuti rispettino i principi di democrazia interna. I problemi cominciano perché la proposta assegna al Ministero un compito di vigilanza non solo sulla legittimità dei loro statuti, ma sulle attività stesse delle associazioni. E qui il centrosinistra vi ha visto la volontà di sottoporre a controllo l'ANPI, cioe' l'Associazione Nazionale Partigiani.
Ma l'elemento deflagrante è l'apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salò. Il testo infatti prevede che possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ''belligeranti'', senza limitazioni di sorta. Immediata la replica preoccupata dell'ANPI per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'ANPI ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà". 
Il braccio di ferro in Parlamento si è protratto nelle scorse sedute della Commissione Difesa, dopo che gli emendamenti delle opposizioni che correggevano questi elementi sono stati tutti bocciati. Per bloccare l'iter il PD ha presentato oggi una propria proposta, a prima firma Antonello Giacomelli, che è stato abbinato al testo Fontana. Questa proposta di legge prevede il riconoscimento solo per le associazioni di quanti sono stati ''legittimamente belligeranti'', il che escluderebbe i reduci della Repubblica sociale; in secondo luogo la vigilanza del Ministero non è sulle attività, ma unicamente sullo statuto delle Associazioni; infine le Associazioni sono sotto l'Alto patronato della Presidenza della Repubblica, per ''sottrarle alla maggioranza di turno''. ''Capisco che qualcuno possa dire - commenta Giacomelli - che l'omissione della dicitura 'legittimamente belligeranti' sia solo una dimenticanza, ma ultimamente queste coincidenza si moltiplicano: solo poche settimane fa era stata presentata proprio dal PDL una proposta che abrogava il divieto di ricostituire il Partito fascista, ed oggi si strizza l'occhiolino ai reduci di Salò. Alla vigilia del 2 giugno è meglio mettere dei punti fermi''. "In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salò. Veramente qui dentro c'è chi lavora per il re di Prussia" è stato il commento del parlamentare del PDL Franco De Luca, vicino alle posizioni del ministro Rotondi. 

Fonte: repubblica.it 


La risposta dell'ANPI

Immediata la replica preoccupata dell'ANPI per bocca del presidente Carlo Smuraglia: "L'ANPI ha manifestato più volte netta e ferma opposizione a un'operazione del genere inammissibile sotto ogni profilo, storico e politico". "Continueremo ad opporci con ogni mezzo - prosegue Smuraglia - , anche chiamando alla mobilitazione iscritti e cittadini contro manovre di questo tipo che negano la storia e la realtà"